Piloti, nottambuli e fedeli frettolosi A ognuno il suo santo

Viaggio nelle chiese milanesi: San Vito al Pasquirolo aperta anche di notte, centinaia di fedeli per Espedito, il santo che esaudisce i desideri

Massimo Piccaluga

Milanesi pragmatici anche coi santi: nella città che non si ferma mai crescono di giorno in giorno i devoti a Espedito, il santo di chi ha urgenza di ottenere una grazia entro 24 ore. Ma è una rarità tutta milanese anche la chiesetta di San Vito Martire che apre ogni sabato sera fino all’una di notte per chi, magari dopo una pizza o il cinema, sente il bisogno di un po’ di raccoglimento spirituale. E la grande devozione che si respira in città non risparmia neppure la Vergine di Loreto, celeste patrona di tutti gli aviatori, che anche a Milano ha una minuscola succursale del celebre santuario marchigiano.
Ma andiamo con ordine. Chiesa di Santa Maria del Carmine, a sinistra dell’entrata. Eccola lì la figura in gesso pittato a cui rivolgere una preghiera «a esaudimento veloce». Rappresenta un legionario romano che servì probabilmente l’imperatore Diocleziano tra il II e il III secolo dopo Cristo e che morì da martire a Mitilene, in Turchia. Si chiama Espedito e la Chiesa cattolica celebra la sua ricorrenza il 19 aprile.
La statua di Sant’Espedito posta in Santa Maria del Carmine è alta non più di un metro e trenta ma si è ritagliata un posto devozionale di tutto rispetto proprio accanto all’effigie di Sant’Antonio. Espedito è infatti uno specialista nel risolvere problemi impellenti entro le 24 ore dalla preghiera. In Germania, dove pure è popolare e venerato, è l’unico santo raffigurato addirittura con l’orologio. A Milano invece l’antico combattente è riprodotto mentre schiaccia sotto il piede destro un corvo nero che grida «Cras» (in latino «domani») e intanto mostra con orgoglio una croce nella mano destra con su scritto «Hodie» (in latino «oggi»): rimandare a domani ciò che puoi fare oggi a questo santo non è mai piaciuto e lui, non potendo parlare, lo comunica ai devoti con i simboli più semplici messi a disposizione dall’iconografia popolare.
Espedito è ospite di Santa Maria del Carmine da tempo immemore: nella comunità parrocchiale nessuno ricorda con precisione chi l’ha messo lì e quando. La gentile collaboratrice del parroco, una signora filippina di modi cortesi, dice che quando lei arrivò in parrocchia 15 anni fa, il legionario romano aveva già preso servizio sul piedistallo. Sta di fatto che davanti alla piccola statua ogni giorno ardono non meno di 20 ceri che altrettanti milanesi offrono per ottenere dal santo una «corsia preferenziale» che li metta subito in contatto con la misericordia celeste.
A Milano, unica in Italia, c’è anche una chiesetta che apre i battenti ai nottambuli desiderosi, tra un film e una pizza, di estraniarsi un attimo dai ritmi frenetici della città per ritrovare se stessi. È in pieno centro e non si nota subito per chi percorre la Corsia dei Servi e sbuca nell’omonimo Largo. Si chiama San Vito al Pasquirolo, è a due passi da Corso Vittorio Emanuele e vicinissima alle vie del cinema pur essendo lì da molto prima che i fratelli Lumière inventassero la «luce in movimento». La chiesa risale al ’600 e al suo interno non mancano suggestivi stucchi e affreschi. È stata ristrutturata e riaperta alla devozione dei milanesi nel 2001 alla presenza dell’allora cardinale di Milano, Carlo Maria Martini, proprio con l’intento di far entrare in chiesa quanti di solito non lo fanno.
Anche gli orari di San Vito al Pasquirolo sono cinematografici: apre solo giovedì e venerdì dalle 19.30 alle 22.30 e sabato dalle 22 all’una. Dentro non manca nulla, neppure un un sacerdote con cui all’occorrenza fare due chiacchiere, chiedere un consiglio, svelare un piccolo o un grande segreto che pesa sul cuore. Questo gioiellino architettonico incastonato tra gli edifici del centro è, per stessa ammissione della Curia, un suggestivo «avamposto della fede nella notte» sul modello del Sacre Coeur di Parigi, la chiesa di Montmartre che rimane aperta 24 ore su 24.
Ciò che invece i parigini non hanno è un luogo di culto dedicato agli aviatori e a quanti in cielo hanno perso la vita. Una piccola chiesa moderna, in via Gaio all’altezza del civico 3, a due passi da piazza Novelli. La sua inaugurazione risale al 1964 ed è l’unico luogo di devozione dedicato al culto della Vergine di Loreto - che è appunto la patrona di chi vola - esistente in città. All’interno c’è tra l’altro una grande lapide di marmo che reca incisa la Preghiera dell’aviatore. Non per questo l’entrata è riservata solo a militari e baroni rossi: nei giorni di apertura che coincidono con la messa delle ore 18 del sabato e quella delle 10,45 della domenica, il piccolo sagrato in cui troneggia il monumento all’Aviatore Caduto si anima di piloti di ieri e di oggi ma anche di giovani e anziani del quartiere attratti dalla semplicità del luogo e dalla devozione alla Vergine di Loreto.
L’idea di edificare una chiesa alla Vergine Lauretana anche a Milano venne nel 1962 al cappellano militare capo, monsignor Sante Tosi, durante lo storico pellegrinaggio di Papa Giovanni XXIII al santuario di Loreto in apertura del Concilio Ecumenico Vaticano II.