Pimen Belolikov

Si chiamava Pëtr ed era nato nel 1879 nel villaggio di Vasil’evskoe, nel governatorato di Novgorod. Dopo gli studi in seminario e all’accademia teologica di Kiev, prese i voti monastici (indispensabili nella chiesa orientale per accedere al vescovato, ma chi li ha presi non può, a differenza dei pope, sposarsi) col nome religioso di Pimen. Nel 1904 il Belolikov ricevette l’ordinazione sacerdotale e fu inviato come missionario in Persia. Si stabilì nella città di Urmia ed esercitò la sua attività per tutto il tempo delle rivolte antiottomane, tra il 1906 e il 1910. Pimen imparò i dialetti locali, diresse la scuola della missione e ne pubblicò la rivista. Per qualche tempo rientrò in Russia a dirigere il seminario di Vladikavkaz. Nel 1912 tornò in Persia ma due anni dopo scoppiò la Grande Guerra (Russia e Impero Ottomano erano nemici) e dovette lasciare. Divenne rettore del seminario di Perm’ e nel 1916 vescovo di Salmas, da cui dipendeva Urmia. Nel 1917 fu trasferito a Vernyj col titolo di vescovo di Semirece e Vernyj, che era vicario della diocesi del Turkestan. Ma scoppiò la rivoluzione bolscevica e Pimen nelle prediche si scagliò contro il comunismo e l’introduzione del matrimonio civile. Naturalmente non poteva durare e, infatti, nel settembre del 1918 le guardie rosse vennero a prelevarlo. Lo portarono fuori città e, senza processo, lo fucilarono. Scrive Il’ja Semenenko-Basin nel suo Eternamente fiorisce (edizioni La Casa di Matriona) che il luogo dell’esecuzione del vescovo Pimen Belolikov divenne subito meta di pellegrinaggi clandestini e tale rimase da allora.