La pin up atomica che vuol ridare energia ai russi

Anna Belova dovrà rivoluzionare il settore dell’energia nucleare. Su ordine di Putin

Massimo M. Veronese

Una rossa così esplosiva non si vedeva in giro da un pezzo, giusto una sessantina d’anni. La chiamavano Gilda, tipo alla Rita Hayworth, morale ambigua e sentimenti instabili, gli americani erano così pazzi di lei che incollarono la sua foto sull’atomica che sganciarono sull’atollo di Bikini. Ventitré chilotoni di potenza, una luce, dissero, che sembrava più brillante di mille soli. Anna invece si muove come una diva del muto. Un’atomica dal cuore di ghiaccio. Non perde tempo inutile, non dice più di quello che deve. E ti fa capire subito chi comanda: «Sul nucleare civile vogliamo essere noi i numeri uno». Ti spiazza con il talento non solo con la luce degli occhi. Occhi mai inquieti, mai guerrieri, ma sempre pronti ad aprirsi al nuovo, a guardare oltre. Anna Belova ha 42 anni, un curriculum da genio della lampada e una missione da compiere: ridisegnare il futuro del mondo. Putin ha voluto lei per un’impresa da giganti, riorganizzare da zero il settore nucleare in Russia. Basta da solo a restituire a Santa madre Russia il dominio perduto del pianeta.
Il piano è lucido. I prezzi sempre più folli di petrolio e gas stanno facendo esplodere il bisogno di nucleare. Per questo la Russia si sta armando: per comandare il mercato dell’energia di domani. Già nel 2005 ha esportato combustibile nucleare per due miliardi e mezzo di dollari. Ma è solo l’inizio. La conquista dei mercati, come a scacchi, passa attraverso un attacco in tre mosse. La prima: riunire in un sola mega industria, si chiamerà Atam e ricalcherà il modello del gigante del gas Gazprom, la collezione di imprese, fabbriche e istituti sparsi nel Paese, alcune commerciali, già al passo con i tempi, altre ancora incollate ai tempi dell’Urss. La seconda: costruire 40 reattori nucleari nei prossimi venticinque anni, capaci di raddoppiare le capacità delle attuali 10 centrali nucleari e di produrre un quarto della produzione nazionale di energia che ora è al quindici per cento, e 60 da esportare all’estero. Terzo: un piano così gigantesco ha bisogno di un mare di denaro. Morale: apertura ai capitali privati. Risultato: con il nucleare civile la Russia potrebbe sopravvivere all’esaurimento delle risorse petrolifere e tenere in pugno l’energia che muove il domani. Una colossale, inesauribile, gallina dalla uova d’oro. «Abbiamo molto da vendere dentro e fuori la Russia - spiega senza sorridere - . Se il piano funziona cambia l’intera economia della Russia».
Anna è abituata alle missioni impossibili e non è stata programmata per perdere. Dice: «Le donne hanno un vantaggio: sono capaci più degli uomini di fiutare il vento, di capire il cambiamento». La sua timidezza spranga le porte anche al mondo corrotto degli affari. Fa parlare solo i risultati. Prende in mano le ferrovie russe, quasi 90mila chilometri di strada ferrata, un milione e mezzo di dipendenti, il più grande monopolio di Stato del paese, c’è da ridisegnare un settore che gestisce l’ottanta per cento del traffico merci, c’è da vincere la concorrenza delle compagnie private che le ferrovie se le sono messe su da soli, senza bisogno di aspettare la legge, come nel far West, c’è da far correre un dinosauro che non cammina più. Non ce la farà, dicono tutti, il primo errore lo pagherà caro, manderà in rovina l’economia russa. Invece no, Sembrava cappuccetto rosso. Ma era il lupo. Un anno dopo l’agenzia di rating Moody’s premia il suo lavoro, come all’università con il massimo dei voti, adesso arrivano dall’estero per chiedere come si fa. Lei lo spiega: «Ho ascoltato i colleghi, ho sentito i clienti, ho responsabilizzato tutti: non davo ordini, non ne prendevo. Nessuno era mai stato abituato a questo».
Il suo passato non racconta nulla di strano se non un paio di amori, il marito, i figli, il lavoro. Anna ha lavorato duro e si è fatta tutta da sola. In due anni ha fatto sì e no cinque giorni di ferie, ma pare appena uscita da un centro benessere, piscina coperta riscaldata, idromassaggio, sauna e acquagym. Scarica la tensione a modo suo: impugna il volante di una formula uno e vola sulla pista a 250 all’ora. Tre anni fa le ferrovie hanno noleggiato un circuito da corsa e un paio di bolidi per tenere su di giri i quadri. Da allora non ha più mollato il volante: «È un modo come un altro per tenere in pugno la mia vita. Senza mai sbagliare un movimento». È l’unica donna pilota di tutte le Russie, la velocità la riporta con gli occhi lucidi sul campo di battaglia. Ma già da ragazza la rossa era una testa calda. A scuola per esempio nemmeno la volevano vedere. Ce n’era da buttarsi a terra e non rialzarsi più. All’Università di Ingegneria Fisica tre facoltà su quattro per «l’estrema difficoltà dei programmi» erano vietate alle ragazze. Tranne a una. Anna si presentò al rettore con i suoi voti dell’esame di ammissione, lui strabuzzò gli occhi e mandò giù il sigaro. Nessuno, tanto meno un uomo, aveva mai esibito quei voti. «Non ci voleva credere, gli sembrava impossibile che quelli fossero i voti di una femminuccia» ride adesso. All’università trovò anche marito, lui adesso guida un’impresa nel settore dell’informazione. Il figlio primogenito, lo ha avuto a 17 anni, insegue le tradizioni di casa: ha 25 anni, master di matematica e cibernetica all’università di Mosca, studia gestione d’azienda e lavora come direttore marketing in una fabbrica di Mosca. Non si ferma mai, come la mamma: ha il gusto della vita ma non vuole aiuti da nessuno.
Se c’è del tempo libero Anna non lo butta via. Ha fondato il Comitato dei Venti, un club di teste d’uovo, tutte donne, il meglio della Russia che conta, con un unico nemico: l’uomo. «Avevo sentito in America del comitato dei 200 che radunava le businesswomen più potenti negli Stati Uniti. Più modestamente abbiamo deciso di cominciare da venti...». Ha la stessa grinta nelle piccole cose, per sistemare i capelli, ritoccarsi le labbra, fissare gli orecchini, telefonare al marito. Sembra un’antica regina di un mondo sommerso.
Ma un paio di problemi ce l’ha. Il ventesimo anniversario di Chernobyl non è la pubblicità migliore al suo progetto: «È stata una catastrofe terribile ma abbiamo imparato dai nostri errori. I nostri reattori ora sono e saranno sicuri». E poi c’è l’Iran, pericolo pubblico numero uno dell’Occidente. Sono i russi a rifornirlo di combustibile nucleare, sono i russi ad aver costruito la prima centrale iraniana sul Golfo Persico persino prima di Khomeini. Sarà anche loro la colpa se l’Iran avrà l’atomica. Imperturbabile: «La non proliferazione della armi atomiche è un imperativo anche per la Russia». Ma gli affari sono affari. In fondo non è cattiva. È che la disegnano così...