Tra pin ed errori la giornata dell’ecobidonato

Mai avrei pensato che l’Ecopass fosse un antidoto contro la pigrizia. Al massimo un istigatore ai cattivi pensieri contro chi l’ha inventato. Cattivi pensieri che questa storiella giustifica pienamente. Dunque, ieri mattina dopo aver comprato il mio Ecopass a tariffa agevolata (sempre un bel 125 euro), ho chiamato il numero verde per ottenere il via libera. Venti minuti d’attesa, ampiamente previsti dopo aver letto i giornali, e finalmente una voce femminile mi invita a comunicare Pin e targa. Fatto. Ma lei mi ghiaccia: questo Pin non va bene. Compare una voce (maschile) dai rumori di sottofondo, probabilmente quella di un supervisor: «Gli zero sono delle o. Rifate!» Mai saputo che lo zero sbarrato sia da considerare come «o». Ma se lo dite voi....
Benissimo, rifacciamo con le «o». La voce femminile ripete: «Anche così non va». La voce maschile sentenzia: «Digli di andare in piazza Beccaria (alla sede dei vigili urbani ndr) e farsi rimborsare. È la scheda che non va!». Cosa non ho pensato! E cosa non ho detto contro quelli che....
Ho cominciato a far calcoli: una coda in piazza Beccaria, con gli incerti del caso, un’altra attesa telefonica, eppoi se la scheda non va ancora? Insopportabile. A quel punto è insorta la pigrizia. E magari la testardaggine. Non avevo voglia di finire in piazza Beccaria! Che fare? Ho provato col computer: sono andato sul sito per l’Ecopass, ho seguito le istruzioni, digitato il Pin considerando zero le presunte «o». E dopo qualche attimo, meraviglia delle meraviglie, è comparsa la scritta: «Attivazione confermata!». Poi replicata da un messaggio sul numero di cellulare.
Morale della storiella: se non c’era il computer, se non lo avessi usato o se non ne facessi uso, sarei stato solo un ecobidonato. Sempre che l’Ecopass non sia già un bidone!