La Pinacoteca di Brera fa acqua da tutte le parti In salvo lo Sposalizio della Vergine di Raffaello

L’acqua è scesa lungo
il muro che affaccia sul Loggiato della Pinacoteca fuoriuscendo
a fiotti da una crepa che si era aperta in precedenza. Il celeberrimo quadro è stato tolto appena in tempo. Si fa più stringente la necessità di aprire la Grande Brera, soprattutto in vista dell'Expo 2015. Ma mancano i soldi. Molto duro Resca: "Sono l’unico
commissario nominato e poi lasciato senza soldi"

Milano - La Pinacoteca di Brera langue. Senza i soldi per i restauri che avrebbero dovuto farne il fiore all’occhiello dell’Expo 2015. E con il tetto che fa acqua al punto da mettere a rischio i suoi capolavori più preziosi. Persino il celeberrimo Sposalizio della Vergine di Raffaello. Che due mesi fa, rivela all’Ansa un tecnico della Uil, è stato tolto appena in tempo dalla parete bagnata dalle infiltrazioni.

L’episodio è documentato da una serie di foto e da un filmato realizzato dalla Uil dei beni culturali. Che ora lancia un appello al ministro Galan, perché intervenga subito, istituendo con un decreto la Soprintendenza speciale di Milano. Per Brera, sostiene il sindacato, sarebbe un po' l’uovo di Colombo, significherebbe poter contare sui due milioni di euro l’anno di introiti che adesso tornano al ministero delle finanze. E i privati, anche quelli della cordata guidata dall’ex sindaco Letizia Moratti, potrebbero entrare nel cda, insieme con il Comune e le fondazioni, "senza cedere a nessuno beni che devono rimanere pubblici". I fatti risalgono all’11 giugno scorso, un sabato. Erano quasi le cinque del pomeriggio, racconta il tecnico, e su Milano si stava scatenando un forte temporale. "L’acqua è scesa lungo il muro che affaccia sul Loggiato della Pinacoteca fuoriuscendo a fiotti da una crepa che si era aperta in precedenza". Non era la prima volta, sostiene. Quel giorno però è stato peggio. Oltre ad allagare il pavimento del loggiato l’acqua è penetrata all’interno, passando sotto l’uscita di sicurezza della sala XXIV e bagnando la parete interna su cui era esposto il dipinto di Raffaello Sanzio.

In realtà era scoppiato un canale che si trovava all’interno di quel muro, che è un muro doppio, spiega oggi la soprintendente ai beni artistici Sandrina Bandera, responsabile di Brera, che conferma il racconto. L’allarme è stato immediato. I custodi hanno avvisato la soprintendente che a sua volta ha allertato un funzionario, che dopo mezz’ora è arrivato sul posto e ha ordinato di rimuovere il dipinto dal muro, anche se nel frattempo aveva smesso di piovere e l’infiltrazione si era fermata. Il quadro è stato coperto con un telo e la domenica mattina spostato con tutte le cautele del caso in un deposito interno alla sala XXIII, dove è rimasto per una settimana, visibile al pubblico solo attraverso una porta a vetri. Il dipinto, sottolinea il tecnico, è tornato al suo posto il 20 giugno. Non più appeso a quel muro a rischio, bensì su un pannello espositivo fatto realizzare apposta.

"Il problema delle infiltrazioni a Brera è frequente e non riguarda solo la Pinacoteca - commenta la segreteria della Uil - tanto che negli ultimi cinque anni la soprintendenza ai beni architettonici è dovuta intervenire più volte per risolvere situazioni di infiltrazioni d’acqua, soprattutto per la parte della Biblioteca Braidense". Il tetto, insomma, denuncia il sindacato, "fa acqua su tutto il complesso di Brera. Per intervenire sulle coperture la soprintendenza ha chiesto di poter accedere a un milione di euro dei fondi del Lotto 2011. "Ma fino ad oggi non è stato concesso nessun finanziamento".

"Sono l’unico commissario nominato e poi lasciato senza soldi", sorride sconsolato Mario Resca, il manager chiamato al ministero della cultura per valorizzare il patrimonio italiano. Con i problemi di manutenzione dimostrati oggi dalla vecchia Brera lui non c’entra, premette, l’incarico di commissario riguarda solo il progetto per il futuro. Ma l’intesa siglata un anno fa a Milano dall’allora sindaco Moratti e dai ministri Bondi, Gelmini e La Russa è merito suo, rivendica: "E' stato un accordo storico, in quarant’anni non c’era riuscito nessuno". Si puntava a finire in tempo per l’Expo del 2015: al momento però, sembra lettera morta. Costo totale del progetto 150 milioni di euro, di cui non è arrivato nemmeno un assaggio: "Da un anno e mezzo mi è stato impedito di lavorare - denuncia - nessuno mi ha dato una lira, è inaudito". La stima di 150 milioni è stata fatta dall’unità tecnica di missione della presidenza del Consiglio per il 150 anni dell’Unità d’Italia, spiega il manager. "Su questa base io ho chiesto almeno 20-30 milioni per avviare i lavori - sottolinea - se partiamo così sono sicuro che la città, con privati e fondazioni è pronta ad aiutare".

Nato per rilanciare e valorizzare la grande Pinacoteca piena di tesori di ogni tipo, dallo Sposalizio della Vergine di Raffaello al Cristo Morto di Mantegna, dalla Cena in Emmaus di Caravaggio alla Pietà di Giovanni Bellini, il progetto della Grande Brera, ricorda Resca, prevede il restauro e la risistemazione del complesso, con l’annessione del vicino Palazzo Citterio, che servirà per spazi culturali, mostre, servizi al pubblico, nonchè il trasloco dell’Accademia di Belle Arti nella caserma di via dei Mascheroni, 20 mila metri quadri messi a disposizione dal ministero della difesa, che però deve essere prima ristrutturata. Obiettivo, moltiplicare i visitatori, che oggi sono "un’inezia - dice Resca - solo 2-300 mila l’anno", portando il museo milanese allo standard europeo che meriterebbe. "Insomma un progetto ambizioso, importantissimo per la città. E invece siamo rimasti al palo".