Pincio, altro rinvio: si decide giovedì

La riunione di giunta di giovedì prossimo potrebbe essere quella decisiva per far scorrere i titoli di coda sul tormentone dell’estate, la sorte del parcheggio del Pincio. Il condizionale, però, rimane d’obbligo, visto che per la terza volta l’ora del verdetto è stata fatta slittare in avanti. In questo caso di appena 48 ore, sebbene i più ottimisti siano dell’opinione che il parere del sindaco Alemanno possa trapelare molto prima. Il rinvio, sempre a voler dare credito alle indiscrezioni, sarebbe stato dettato dalla necessità di conoscere la cifra esatta dell’eventuale penale in caso di blocco o ridimensionamento dei lavori e quanto tempo serva per riprogettare l’intera opera.
Intanto, gli interrogativi che tengono banco sono sempre gli stessi: si farà? Verrà depennato con annesso salasso e nasi arricciati nei corridoi della Corte dei Conti? Nascerà e crescerà monco? O magari verrà dirottato altrove? Nel tentativo di dirimere l’ingombrante matassa, si è addirittura paventata l’ipotesi di scaricare sui romani l’onere di decidere, indicendo un referendum consultivo per capire cosa la gente, e non gli intellettuali, voglia veramente. Dal Comune, però, hanno smentito in un batter di ciglia: «A me non risulta», ha affermato lapidario l’assessore alla Cultura Umberto Croppi, che poi ha espresso il suo pensiero con fermezza: «Temo che l’opera si debba fare, anche perché in caso contrario servirebbe un serio motivo giuridico per non realizzarlo». Tenendo comunque sempre in vita l’alternativa di ampliare il parking di Villa Borghese nella zona del galoppatoio, «un progetto già approvato», come ha voluto rilevare lo stesso Croppi.
Chi si pone in equilibrio tra il sì e il no, è Adriano La Regina, ex sovrintendente ai Beni Archeologici di Roma. La sua proposta è quella di ridurre in parte il multipiano del Pincio, usando il denaro rimanente per preservare e valorizzare i reperti rinvenuti nel sottosuolo. Verrebbe così assolto l’impegno con la ditta appaltatrice, evitando la grana del danno erariale, mantenendo il giusto ossequio nei confronti della storia. Lo stesso La Regina ricorda che «questa non è materia da referendum». Un’ipotesi che non convince nemmeno i saggi chiamati a far parte della commissione voluta da Alemanno. L’idea «è una boutade di chi è contrario», ha spiegato Giorgio Muratore, docente di storia dell’architettura all’Università di Roma La Sapienza. Marina Mattei, membro del direttivo dei Musei Capitolini, ha ribadito che il sindaco «non ha mai parlato di un referendum». Non rimane dunque che attendere sei giorni, quando il conto alla rovescia sarà finito. Forse.