Pincio, cinque saggi per decidere

Alemanno: «La commissione di esperti ci dirà come modificare il progetto del parcheggio»

Pincio, si continua a scavare. Entro un mese una Commissione di 5 Saggi deciderà il futuro del megaparking sotterraneo. Saranno loro a dire «se bloccare i lavori per sempre o salvare una parte dell’opera», ha spiegato Gianni Alemanno: «Di sicuro alla luce dei nuovi ritrovamenti archeologici modificheremo il progetto. Come, ce lo diranno i Saggi». Trenta giorni per decidere, insomma. Inevitabile, in ogni caso, un drastico taglio. Meno piani, meno box, meno tutto. A dirlo sono gli ultimi scavi. Il sindaco ieri mattina alle 9 ha effettuato un sopralluogo al cantiere. Con lui gli assessori alla Cultura, Umberto Croppi, e alla Mobilità, Sergio Marchi.
«È opportuno creare una commissione di Saggi, che faccia chiarezza sia sul versante storico-architettonico che su quello tecnico», ha detto Alemanno: «Saranno Marchi e Croppi a individuare nei prossimi giorni cinque saggi di altissimo profilo. E saranno questi esperti ad ascoltare tutte le posizioni, anche in relazione ai nuovi ritrovamenti, e a dirci se quest’opera è sostenibile in una zona così delicata del centro storico». Nel frattempo gli scavi proseguiranno, per vedere una volta per tutte che cosa c’è sotto terra.
Nei giorni scorsi sono emersi resti di una villa imperiale, un criptportico del I secolo avanti Cristo, strutture murarie sprofondate nella collina. «Il sopralluogo di oggi (ieri, ndr) ha sostanzialmente confermato i rilievi precedenti - ha spiegato l’assessore Croppi - c’è solo una novità, in un angolo, ma sembra risolvibile». Ma altre sorprese potrebbero saltare fuori. Prima di Alemanno, avevano ispezionato il cantiere il soprintendente di Stato ai beni culturali di Roma, Angelo Bottini, e l’archeologa Maria Antonietta Tomei. «Sono emerse strutture di notevole estensione - ha detto quest’ultima - bisogna vedere quanto sono profonde. È comunque molto più di quanto ci aspettavamo», ha aggiunto allargando le braccia.
Un parcheggio contestatissimo, quello del Pincio. Sette piani interrati, 726 box auto, prezzo di vendita 100mila euro ognuno, rampe di accesso dall’emiciclo del Valadier a piazza del Popolo, uscite pedonali e prese d’aria direttamente sulla terrazza panoramica. Il progetto ha fatto piovere accuse di fuoco sull’ex sindaco Veltroni. Italia Nostra ha denunciato di tutto: mancato rispetto del codice Urbani sulle piazze storiche, problemi idrogeologici (35 metri sotto la collina ci sarebbe l’acqua), irregolarità nell’appalto. Nell’ultima campagna elettorale l’associazione ambientalista aveva chiesto sia a Rutelli sia ad Alemanno impegni chiari sul futuro del Pincio. Alemanno si era impegnato a nominare una commissione che rivedesse il progetto. «Er Piacione» invece aveva subito detto no: «Indietro non si torna». Di qui la pubblica dichiarazione del presidente di Italia Nostra, Ripa di Meana, a favore di Alemanno: «Se risiedessi a Roma, lo voterei».
Ma oltre all’impatto ambientale su una delle terrazze più famose del mondo, c’è da valutare pure l’impatto sulla mobilità. Veltroni aveva deciso di vietare ai 100mila residenti del Tridente la sosta fra Babuino, Corso e Ripetta, appena aperto il mega-parking. «A queste condizioni mettere in vendita il 70 per cento dei posti al Pincio (gli altri in affitto o a rotazione, ndr) come prevede l’appalto, non risolve nessun problema», spiega il presidente dell’associazione residenti «Il Tridente», Adriano Angelini: «Anzi, attirerebbe nuovo traffico in centro». La soluzione, allora? Secondo Angelini è semplice: «Bisogna destinare tutto il futuro parcheggio del Pincio ai posti a rotazione, per chi viene in auto dagli altri quartieri, e lasciare la sosta nel Tridente ai residenti: gireremo la proposta a Marchi».