Pinerolo, scarcerato l'ubriaco che investì e uccise Claudia

Corrado Avaro, 30 anni, aveva investito sulle strisce pedonali la 16enne Claudia Muro (<em>nella</em> <em>foto</em>). Era ubriaco. Oggi il tribunale del riesame ne ha disposto la scarcerazione: secondo i magistrati è stato omicidio colposo e non omicidio volontario. L'uomo verrà ricoverato in una comunità ai domiciliari

Torino - Quella notte era ubriaco. Non si era fermato sulle strisce pedonali e aveva travolto e ucciso Claudia Muro, 19 anni, mentre usciva dalla discoteca. Non si era neppure accorto di averla travolta. Il caso aveva fatto scalpore, tanto da innescare il dibattito sulle pene più severe da comminare agli automobilisti ubriachi che commettono stragi sulle strade. Ma oggi, nemmeno un mese dopo quella tragica serata, il tribunale del riesame di Torino ha disposto la scarcerazione di Corrado Avaro, 30 anni, l’uomo che lo scorso 15 luglio a San Secondo di Pinerolo ha travolto e ucciso la sedicenne Claudia Muro mentre era alla guida, ubriaco, della sua auto.

Le ragioni della sentenza Per i giudici si tratta di omicidio colposo e non - come aveva ipotizzato la procura di Pinerolo nel chiedere la custodia cautelare - di omicidio volontario. Avaro, che dopo l’investimento era stato portato nel carcere di Saluzzo (Cuneo), è stato messo agli arresti domiciliari in una comunità a Venaria, un paese della prima cintura di Torino. Durante la detenzione ha ricevuto lettere minatorie e ha compiuto gesti autolesionistici che hanno convinto il personale penitenziario a sorvegliarlo 24 ore su 24. Il riesame ha accolto la tesi degli avvocati Pasquale Ventura e Giancarlo Perassi. Avaro era indagato per omicidio volontario con la formula giuridica del "dolo eventuale": in altre parole, mettendosi alla guida in stato di ebbrezza e procedendo a velocità elevata - era la tesi della procura di Pinerolo - aveva accettato il rischio di investire qualcuno. Ma i giudici del riesame, accogliendo gli argomenti degli avvocati Ventura e Perassi hanno preso spunto proprio dalle consapevolezze del guidatore per sottolineare che non si tratta di dolo: l’uomo, infatti, contava di evitare incidenti "grazie alla propria abilità".

Precedenti L’uomo ha due precedenti per guida in stato di ebbrezza (uno del 1999 e uno del 2004) e la patente gli era stata sospesa per due mesi e quindici giorni. Eppure non aveva mai provocato incidenti con lesioni a persone e, lo scorso 28 giugno, la commissione medica provinciale lo aveva ritenuto idoneo per la riconsegna del documento di guida. Per questo motivo, come scrive il giudice Gloria Petrini nelle motivazioni, "riteneva di poter evitare qualsiasi investimento di pedoni grazie alla propria abilità dato che le sue condizioni fisiche generali erano state recentemente valutate come compatibili con la conferma della patente addirittura di categoria C".