Pininfarina: «Abbiamo preso troppi rischi»

da Milano

I timori che alla fine Sergio Marchionne scelga veramente di fare il banchiere, prendendo in un futuro non lontano le redini del gruppo bancario svizzero Ubs (ma a corteggiarlo sono anche altre case automobilistiche), insieme al prolungarsi del blocco delle linee produttive dove viene montato il motore 1.3 Multijet, il più noto e richiesto del gruppo, hanno causato il nuovo tracollo delle azioni Fiat.
Il calo (meno 5,06%) che ha trascinato il titolo ancora sotto i 14 euro ha avuto anche come complice la situazione economica, con il greggio ai massimi di sempre, che ha penalizzato il comparto delle quattro ruote. Fiat, in proposito, ha visto passare di mano circa 48,2 milioni di azioni, il 4,2% del capitale. Con la seduta di ieri la capitalizzazione del Lingotto in Borsa si è così portata intorno a 15,1 miliardi.
Deboli anche le casseforti della famiglia Agnelli con Ifi che ha perso il 3%, a 18,3 euro, e Ifil il 2,76%, a 5,21 euro (quest’ultima ha comunicato di aver acquistato, sempre ieri, 250mila azioni ordinarie al prezzo di 5,27 euro ciascuna). A preoccupare il mercato, inoltre, sono anche le prime indicazioni, pessimistiche, sulle immatricolazioni di auto in Italia a febbraio. E ad aggravare la situazione sarà anche lo stop forzato deciso dalla Fiat per ovviare a una guarnizione difettosa che mandava in surriscaldamento i motori 1.3 Multijet in arrivo dalla Polonia. Nessuno dei modelli (Punto Classic, Grande Punto, Idea, Musa, Ypsilon, Doblò, Fiorino e Linea) con il propulsore diesel «a rischio» è comunque uscito dalle fabbriche. Da Torino ribadiscono che, individuato il problema durante una serie di controlli sulla qualità, si sta accelerando affinché la situazione torni quanto prima alla normalità. Lunedì mattina, comunque, negli stabilimenti interessati dal blocco (Mirafiori, Termini Imerese, Melfi, nonché Bursa, in Turchia, Tychy e Bielsko Biala, in Polonia) resteranno in libertà gli operai del primo tempo. Quindi, la direzione della Fiat esaminerà la situazione e vedrà se prolungare ancora lo stop.
Novità, infine, sul fronte Iveco. Mentre l’imminente sbarco negli Stati Uniti dovrebbe avvenire beneficiando delle sinergie industriali e commerciali con Cnh (l’ipotesi di un accordo con il costruttore Navistar sarebbe più lontana), la casa guidata da Paolo Monferino è in trattativa per fornire 300 minibus alimentati a gas alla Cairo Transport Authority. L’iniziativa dovrebbe poi estendersi ad altre località come Alessandria. Si pensa anche all’assemblaggio finale dei minibus in uno degli stabilimenti della Eamco, primo produttore egiziano di bus e di trattori.