Pininfarina e Bertone carrozzieri in crisi nell’anno della Fiat

da Milano

Per rilanciare il settore dei carrozzieri i sindacati avevano proposto la creazione, all’interno dell’area torinese di Mirafiori, di un grande polo che radunasse il gotha dei designer italiani: Pininfarina, Giugiaro (anche se carrozziere, in verità, non è) e Bertone. Sulla carta l’idea era allettante (i maestri dello stile avrebbero unito le loro forze e non avrebbero avuto rivali nel mondo) ma difficilmente realizzabile. Troppo difficile, infatti, far coincidere priorità, interessi ed esigenze. «Una bella idea - commenta uno dei diretti interessati - ma priva di un senso industriale; hanno fatto tutto i sindacati».
Sfumata l’ipotesi del polo, Pininfarina, Bertone e Giugiaro si preparano ad affrontare un 2008 che si preannuncia, soprattutto per i primi due, pieno di incognite. Paradossalmente, nell’anno in cui il gruppo Fiat ha ripreso ad accelerare, lasciandosi alle spalle una lunga e difficile crisi, a entrare in difficoltà sono stati carrozzieri del calibro di Bertone, il cui futuro è appeso a un filo, e Pininfarina. In pratica due aziende, che oltre a fornire servizi di ingegneria e design, producono anche automobili per conto terzi. Diverso è il discorso della Italdesign di Giorgetto Giugiaro, nominato alcuni anni fa «Designer del secolo»: rispetto ai vicini di casa si trova in una situazione migliore, avendo indirizzato buona parte del business anche su altri settori, come food, packaging, architettura e pianificazione del paesaggio urbano.
Il cambio di rotta deciso alcuni anni fa, visti i chiaroscuri del momento, si è rilevato più che mai azzeccato. «Ci apprestiamo a celebrare i 40 anni della nostra azienda in buona salute - precisa al Giornale Fabrizio Giugiaro, figlio di Giorgetto e direttore dell’area stile -: l’anniversario sarà l’occasione per far comprendere all’esterno le potenzialità dei servizi che offriamo oltre allo stile, che ormai rappresenta meno del 20% dei ricavi. E poi, una volta per tutte, voglio sottolineare che non siamo carrozzieri perché non produciamo vetture. Ci occupiamo di stile e servizi». Come dire: nella bufera è finito chi ha scommesso sull’assemblaggio di auto.
Se la Italdesign naviga in acque tranquille, non si può dire così per Bertone il cui destino è legato al piano industriale che l’imprenditore Gianmario Rossignolo (l’ex presidente della Telecom, in passato molto vicino a Umberto Agnelli, sarebbe disposto ad accollarsi il rilancio della società) avrebbe concordato con Lilli Bertone, presidente dell’azienda e vedova di Nuccio, che nel 1966 disegnò la mitica Lamborghini Miura. Il piano di salvataggio che porta la firma di Rossignolo (nelle scorse settimane si era fatto avanti anche il molisano Massimo Di Risio) prevederebbe la produzione, a Grugliasco, di tre nuovi modelli a marchio Bertone, un fuoristrada e due di gamma medio alta. Dei 1.300 occupati, un migliaio sarebbero riconfermati, mentre per gli altri ci sarebbero gli ammortizzatori sociali. Oggi l’assemblea dei soci analizzerà il progetto e subito dopo Lilli Bertone si presenterà davanti ai giudici del Tribunale fallimentare di Torino.
Per Rossignolo, una volta ottenuto il via libera (in cordata con lui ci sarebbero alcune banche e, secondo alcuni, un costruttore europeo pronto a svelarsi ad accordo fatto) la sfida non sarà facile: nel 2006 le perdite di Bertone erano state pari a 29 milioni su 37 di ricavi e nel primo semestre 2007, a fronte di un fatturato di 1,5 milioni, il rosso ammontava a 8 milioni di euro. Ma l’ulteriore colpo di grazia era arrivato la scorsa primavera con il flop della trattativa con il gruppo Fiat che avrebbe dovuto portare a Grugliasco la produzione della futura Lancia Delta Coupé Cabriolet.
Mastica amaro, in questo ultimo scorcio del 2007, anche Pininfarina il cui titolo in Borsa (ieri meno 4,21% a 7,40 euro) in un anno ha perso quasi il 70% del valore. L’ultima trimestrale è il termometro del gruppo guidato da Andrea Pininfarina: calo dei ricavi (da 150 a 135 milioni), aumento delle perdite (da 9 a 9,7 milioni) e un passivo netto di 17,9 milioni dai 7,5 del 2006. Il buon andamento della joint venture con Volvo (in Svezia il gruppo piemontese produce la vettura sportiva C70) non è bastato a riassestare i conti. I problemi, infatti, riguardano la produzione in Italia: l’Alfa Brera non «tira» e a rilento vanno anche gli altri modelli assemblati a Bairo, Ford Focus CC e Mitsubishi Colt Czc. A questi problemi si aggiungono gli oneri legati agli investimenti. In febbraio Rothschild e Roland Berger presenteranno il nuovo piano industriale. Gli auspici di ripresa sono in parte legati a un accordo «replica» di quello siglato con Volvo con un altro partner europeo.