Pino Rauti deve risarcire il «suo» Msi

Francesco Cramer

da Milano

Questa volta Pino Rauti è stato scottato dalla «sua» (ormai ex) Fiamma. Da anni i rapporti tra il segretario attuale Luca Romagnoli e il fondatore del Movimento Sociale-Fiamma Tricolore sono tesissimi. Non si contano le cause ancora in ballo tra i due ma qualche mese fa è stato il suo ex pupillo Romagnoli a cantare vittoria. Il tribunale di Roma, infatti, ha messo la parola fine a una disputa legata al quotidiano del partito «Linea».
Tutto nasce nel 2002 quando all’interno del movimento scoppia la lite tra Rauti e il suo «figlioccio» Romagnoli. In un burrascoso congresso nazionale, il secondo ha la meglio sul primo. Vince la segreteria, ma il partito è spaccato. Rauti, poi, cede la quota maggioritaria dell’Editoriale Linea srl, che edita il giornale, alla moglie Brunella Brozzi. Lo fa con una scrittura privata davanti a un notaio e suscita le immediate proteste dei nuovi vertici del partito. «Non puoi farlo - sbraita Romagnoli - vendi il giornale del partito a tua moglie senza averne i poteri». E partono le denunce. Il primo round lo vince Rauti: un giudice, nel 2004, respinge il ricorso d’urgenza presentato da Romagnali. Ma nel settembre di quest’anno la situazione si ribalta e il Tribunale «condanna Brunella Brozzi a restituire al Movimento Sociale-Fiamma Tricolore la quota» ceduta all’epoca da Rauti «senza però essere titolare del potere di rappresentanza di tale associazione».
Tra i due, da anni, si combatte una guerra senza esclusione di colpi, tanto che arrivano a espellersi a vicenda dal partito. Nell’ottobre 2003, però, il tribunale civile di Roma accoglie un ricorso presentato da alcuni iscritti alla Fiamma e stabilisce di invalidare l’elezione del comitato centrale adottato dall’assemblea del partito nel 2000, che confermava Rauti come presidente. A seguito di quella sentenza, Rauti è cacciato definitivamente dalla Fiamma Tricolore. Ma le quote del giornale sono ancora in famiglia. Nel 2004 Rauti fonda il Movimento Idea Sociale. Un «fratello nero» della Fiamma con cui si presenta alle elezioni europee, raccogliendo lo 0,1 per cento dei voti. Un altro motivo di scontro con il giovane Romagnoli: «Abbiamo litigato anche in quella occasione sul tema del simbolo», ricorda Romagnoli. Ma perché tutto questo livore? «Non è una questione personale ma tutta politica - spiega l’eurodeputato -. Pino avrebbe voluto che io rimanessi sempre il suo esecutore; non ha riconosciuto la mia investitura, che è stata decisa dai militanti; non mi ha mai perdonato di aver denunciato una pessima gestione amministrativa del partito. I bilanci erano a dir poco disastrosi. È vero, siamo un partito piccolo, abbiamo 10mila iscritti, ma quando ho preso le redini del movimento, nelle casse c’erano sì e no 20 milioni di lire».