Un Pinocchio con il virus dell’orrore

Benvenuti negli incubi notturni della pacifica Middleton, fra branchi di cani affamati e un vento feroce che appende al filo spinato i vostri segreti più intimi. Benvenuti (ma attenti al coprifuoco!) nel mondo dei Diurni e dei Notturni. Un mondo in cui le esperienze personali vengono registrate, rielaborate e noleggiate nei Blockbusters come adesso si noleggia un DVD. Benvenuti ai riti del party crashing, ai deliri e alle paure di un’America sconvolta dalla più devastante epidemia della storia. Benvenuti nel nuovo romanzo di Chuck Palahniuk: Rabbia (Mondadori, pagg. 250, euro 15, traduzione di Matteo Colombo).
I fedeli di Chuck, in parte delusi dal non perfettamente riuscito Cavie del 2005, possono alzare al cielo inni di lode per l’uscita dell’ottavo romanzo dello scrittore americano. Rabbia è veloce, potente, devastante. È adrenalinico e profondo. Dovete solo decidere se fa per voi. Se siete pronti a viaggiare su un autobus impazzito, nella notte suburbana di un mondo devastato, in cui il programma radio più seguito è la cronaca in diretta degli incidenti stradali e l’oggetto sbagliato sul tetto della vostra auto può rendervi bersaglio di automobilisti in agguato a fari spenti sul ciglio della strada.
Per decidere se leggere o no questo libro vi consiglio di sfogliare, in libreria, le sue prime pagine, quelle in cui l’«estraneo con l’aria da cowboy» spiega al vicino d’aereo come ha fatto a pagare così poco per il volo. «Si chiama tariffa-lutto», risponde l’uomo, e il suo racconto apre un sipario sull’abisso. In quelle prime pagine da applauso a scena aperta Chuck, in assoluto uno degli autori più innovativi e dotati della scena narrativa americana, vi porge il suo biglietto da visita. Potrebbe non piacervi, come potrebbe invece colpirvi e farvi desiderare di entrare nel complesso universo di Palahniuk.
Se ancora non conoscete l’autore, questo è un buon libro per accostarvi alla sua opera, che dagli esordi di Fight Club, attraverso capolavori come Survivor e Soffocare, ha disegnato la mappa di un mondo al tempo stesso reale e fantastico, visto come da una prospettiva aliena eppure vicinissima. La stranezza, l’orrore e l’oscura bellezza del mondo in cui viviamo vengono illuminate dalle intuizioni di Chuck, intensificate da una prosa che già di per sé è un miracolo. Nessuno scrive come Palahniuk. Malgrado numerosi imitatori, il suo stile essenziale, asciutto, sincopato, non ha uguali. Così come inimitabile è la sua tecnica d’inserimento nella narrazione di frammenti di linguaggi specialistici, siano essi il gergo dei controllori di volo, degli infermieri del pronto soccorso o dei venditori di automobili usate. Tecnica che, lungi dall’appesantire, fa spesso prendere il volo alla pagina.
Se nel precedente Cavie la scelta della forma del gruppo di racconti tenuti insieme da una cornice narrativa era stata imposta a Chuck dai dettami dell’industria letteraria (in base all’inconfutabile assunto che le raccolte di racconti, di norma, vendono meno dei romanzi), la struttura scelta per Rabbia è quella dichiarata nel sottotitolo del romanzo: «una biografia orale di Buster Casey». Scelta audace e originalissima, quella del collage di testimonianze che genera un racconto a più voci, tecnica presa dai documentari e dai talk show televisivi, che sulla pagina assembla una storia bizzarra. È la biografia corale e mitica dell’Uomo Che Contagiò l’America, «l’Arma biologica di distruzione di massa ambulante e parlante», che inizia a Middleton, piccola e poco ridente cittadina del Midwest dove Buster Landru Casey, soprannominato «Rant», stupisce sin da giovane amici e nemici per la sua capacità (quasi un «superpotere») di interpretare gli odori corporei, e per l’abitudine di farsi mordere volontariamente da ogni animale disponibile sulla faccia della terra e anche sottoterra (è così che contrarrà, fra l’altro, la rabbia che dà il titolo al romanzo) e - last but not least - di sostituirsi alla Fatina dei denti regalando agli abitanti di Middleton, in cambio dei loro incisivi e molari caduti, antichi dollari d’oro dal valore astronomico.
E questo è ancora niente rispetto a ciò che Buster saprà fare da adulto, inserendosi come uno stralunato Pinocchio nel mondo assurdo immaginato da Palahniuk e percorrendo le tappe di una bizzarra ascesi che lo porterà infine a incarnare una sorta di moderna, impura Trinità.
Rabbia, come i libri di Philip K. Dick, è una radio di carta sintonizzata su un mondo parallelo che potrebbe essere il nostro, se il progetto di Buster «Rant» Casey (un progetto che sarebbe un delitto svelare a chi non ha ancora letto il romanzo) dovesse andare a buon fine. Non c’è nessuno che come Palahniuk sia capace di rivoltare il lettore come un guanto, portando in superficie cuore, fegato e stomaco. Questo i suoi lettori lo sanno da sempre. Di nuovo, in questo ottavo romanzo, c’è sicuramente una maggiore attenzione ai comprimari, soprattutto ai personaggi femminili, come Echo Lawrence e Irene Casey, le cui voci si stagliano nel coro infinito che racconta al mondo l’inquietante storia di Buster «Rant» Casey. Una storia che vale la pena di ascoltare.