Pinotti, rosa sul tricolore. Giro al massimo

nostro inviato a Torino

Talmente bello da sembrare taroccato. O comunque disegnato dalla ruffiana regia di un coreografo nazionalista. Il rosa e il tricolore si stanno sovrapponendo da giorni, qui a Torino: il rosa del Giro, il tricolore dell'Unità d'Italia e dell'adunata alpina. Ma quello che esce dalla prima tappa della corsa, la cronosquadre a velocità motociclistica, è così perfetto da sembrare persino banale: il rosa si sovrappone al tricolore anche sul busto da granatiere di Marco Pinotti, ingegnere gestionale di stampo orobico, già campione italiano della specialità crono, ora pure leader del Giro grazie alla superlativa prova del suo team lungo i 19 chilometri nel centro storico di Torino. Viva l'Italia, viva il tricolore, viva il Giro d'Italia e viva il Giro degli italiani. In un tripudio di penne nere, in un effluvio di Prosecchi e di Baroli, passa alla storia la più grande festa patriottica dell'intera annata celebrativa. Anche perché è in qualche modo la più improvvisata, dunque la più sincera.
Pinotti ha la parlata, dell'alpino. Ha pure la faccia, dell'alpino. Quel fine umorista che è sempre stato Gianluigi Stanga, storico diesse di Bugno, bergamasco quanto lui, lo definisce Alpinotti. Da far rabbia a molti titolisti di autorevoli giornali. Ma è una giornata così: festosa, leggera, euforica. Mettici poi una Dora Baltea e una Dora Riparia di buon vino, tracimanti da giorni, e il risultato non può che essere questo memorabile festival popolare, intimamente naif.
Ma sì, diamo al patron Zomegnan quanto gli è dovuto: questo abbinamento Giro-Alpini, incorniciato dentro le celebrazioni per l'unità d'Italia, è un mezzo colpo di genio. Perché sia intero, dev'essere però seguito da un intero Giro dello stesso livello. C'è ancora molta strada da fare, direbbe Pinotti molta polenta da mangiare, per tirare conclusioni assolute e definitive. Non dimentichiamolo mai: il capolavoro richiede grandi campioni sulle grandi montagne. Non è una trovata di marketing, non è una formula segreta: è la semplicissima ricetta del successo rosa.
Parlando proprio di questo Giro, del Giro di chi dovrà vincerlo, il primo match fornisce il prevedibile risultato simbolico: primo Nibali, secondo Scarponi, terzo Contador. Battiti infinitesimali tra i tre. Molto meno simbolico, molto più pesante, il distacco incassato da Kreutziger e da Menchov (sul mezzo minuto). Nel complesso, va come doveva andare: se mai, va un po' meglio del previsto Scarponi (ma il cognome in mezzo a tanti alpini aiuta moltissimo), mentre va un po' peggio del previsto sua imbattibilità Contador. Ma sono cose marginali, più che altro di puro livello psicologico. La vera sostanza è ancora tutta davanti, da qui a fine maggio, lungo i tragitti di Garibaldi e dei suoi Mille un po' sognatori e un po' canaglie, vedi caso la somiglianza con i ciclisti…
Per il momento, sono tutti soddisfatti. Nibali: «Siamo andati benissimo, ringrazio la squadra». Scarponi: «Grande cronometro, ringrazio la squadra». Contador: «Bene così, ringrazio la squadra». E che diamine: più della soddisfazione, si respira nell'aria tanta cortesia sabauda, ma soprattutto la consapevolezza di un pericolo scampato. Menchov, con il suo mezzo minuto a carico, insegna: la cronosquadre è molto più incline a far perdere un grande giro che a farlo vincere. Dunque, tutti a nanna con una gran voglia di voltare pagina, tornando subito a correre secondo natura, come impone da sempre la bicicletta, in modo rigorosamente single.
Si ricomincia da Alba, da quel remoto e armonico luogo d'Italia che pochi giorni fa l'Italia ha riscoperto con i trentamila al funerale di Pietro Ferrero. E' una tappa orfana del suo vero genitore, proprio Pietro, innamorato pazzo della bicicletta, da questa tradito in modo fatale lungo le assolate strade del Sudafrica. Lui e la famiglia, che da anni paga buona parte del Giro credendo alla sua anima popolare, marchiando la maglia rosa con il thè di casa, ci tenevano molto a ospitare la carovana. Nel giro di poco tempo, tutto è cambiato. Da sempre culla di dolci sapori e dolci atmosfere, ora Alba è antico borgo di dolci malinconie. I pronostici tecnici dicono che alla fine della tappa, sul traguardo di Parma, la maglia rosa passerà da Pinotti sulle spalle del capitano Cavendish, signore dello sprint. Ma almeno fino a sera, almeno fino all'arrivo, tutto questo conta molto poco.