Pinotti scioglie ogni riserva: «Vinco le primarie e pure Tursi»

«Fra poco farò le nozze d’argento e mio marito vuole che le festeggi con lui». Via Tollot, ieri mattina, al nuovo quartier generale della candidata alle primarie del centrosinistra, Roberta Pinotti. Si comincia cinque minuti prima del via ufficiale della conferenza stampa e s’inizia con la prima domanda. Su Monteleone ovviamente e sulla sua proposta di una maggioranza alla con Pd, Udc e Pdl a cui lei, Roberta prova a rispondere con una battuta, poi il tono diventa serio.
«È giusto lo spirito della proposta di un bon ton politico e di un patto di non belligeranza su cose utili e importanti per la città - dice -. Tutti i candidati sindaci dovrebbero sottoscriverne uno per il dissesto idrogeologico. Detto questo, penso che non ci siano le condizioni per togliere i confini della coalizione e mettere insieme pezzi di partiti diversi».
Inciso: la coalizione che governa la Regione, centrosinistra con l’Udc è l’esempio giusto. L’idea di Monteleone è una traduzione in salsa genovese di quello che sta accadendo con il governo Monti, ovvero il superamento del bipolarismo. D’accordo andare oltre le contrapposizioni a prescindere. «Ma io sono una candidata del Pd, se mi arrivano voti anche da altre parti, benissimo. Ma non per accordi con altri candidati. Penso di poter allargare il consenso, faccio il sindaco della città, non il segretario del Pd. Non mi interessa rassicurare preoccupazioni interne». Via con la seconda domanda, primarie. «Non mi è mai venuto in mente di ritirarmi - incalza Pinotti -. A luglio avevo già dato la mia disponibilità, ora mi metto al vaglio dei cittadini». La sua è stata una pausa per rispettare la città ferita dall’alluvione e per lavorare a Roma su questo fronte. Giusto Roma: la lettera scritta a Monti con le parole dei cittadini della Val Bisagno, il colloquio con la Cancellieri e poi con Passera per Fincantieri. E poco conta se sul fronte romano appunto, dove la senatrice vanta tanti contatti, lei scivoli proprio il nome del neo ministro alle politiche europee, Enzo Moavero Milanesi. Sottigliezze, in fondo il governo è fresco di nomina. Dunque le primarie: la raccolta firme interne inizierà il 5 dicembre e la data potrebbe essere tra il 29 gennaio e il 27 febbraio 2012. «Si ricrederà anche l’Idv quando sapranno chi è il candidato» assicura Pinotti. Sicura e ottimista più che mai, di riuscire a vincere, su tutti i fronti.
«Se ci sono più candidati del Pd, devono avere la stessa possibilità. Non voglio essere quella con l’imprimatur. Ma sul territorio trovo un’accoglienza positiva. Sono la candidata del Pd moderno, non di quello passato». Lei cattolica da sempre e da sempre di sinistra, cresciuta negli scout e non nella Fgci, è nel Pd fin dalla svolta. Guai a mettere in dubbio che qualcuno non la senta una della grande famiglia dei democrat.
«È preoccupante per loro, non per me. Il Pd non è più il vecchio Pci, è un’altra cosa. Io penso di essere la miglior candidata di questo partito moderno».
L’unico tarlo in un castello di certezze, rivela la candidata, era se fosse stata all’altezza o meno di guidare la difficile macchina comunale, ma una volta sciolte le riserve - la risposta è stata chiaramente un sì - «non c’è altro che mi possa fermare. Solo i cittadini». Quindi nessun cambio di rotta? «Io tirarmi indietro, e perché, chi è arrivato? Se vedo qualcuno più adatto di me, il “salvatore della Patria”, d’accordo. Ma non l’ho visto. E quindi ci sarà la “salvatrice della Patria”». Ma non corre un po’ troppo? «Prima ci son le primarie. Magari è solo presunzione.. ». Senatrice Pinotti, l’ultima domanda: e il ticket con Musso? «Se serve alla città potrei anche offrirgli un posto in giunta. Ma non mi serve per vincere. Io vinco le primarie e pure il sindaco». Però.