Pinotti-Vincenzi: la politica fra squali e ciabatte

La presidente della Commissione difesa di Montecitorio, Roberta Pinotti, è stata definita (da Margherita Ranieri, sul «Magazine» del Corriere) una «riformista-ottimista che non ha paura degli squali».
Ma d’ora in avanti qualcuno, simpaticamente, l’ha anche definita «regina degli squali». È successo tutto, tempo fa, quando l’onorevole, amante dell’avventura se ne è andata in Kenia con la sua bella famiglia. Nuotava da esperta «ondina» del mare, quando qualcuno ha avvistato accanto a lei una spaventosa pinna di uno squalo. Figurarsi la paura! Ma lei, molto tranquilla, ha fatto prevalere appunto il suo carattere «riformista-ottimista». Ed ha sorriso, appena toccata riva: «Non credo che sia una pubblicità positiva far mangiare i turisti dai pescecani». Per questo ha continuato a nuotare (magari un po’ più velocemente) ed è arrivata alla spiaggia fra gli applausi dei presenti. D’altra parte, abituata con gli «squali» di Montecitorio, perché mai avrebbe dovuto aver paura di uno squalo keniano?
Vincenzi. I «media» non la lasciano un momento. È sempre sui giornali nel bene e nel male. E si scoprono anche curiosi comportamenti di questa «super Marta». In un divertente articolo Mattia Feltri («La Stampa») ha definito Marta la «rompiscatole» e ha rivelato un piccolo episodio che rivela il carattere di questo personaggio, certamente unico. Ha scritto Feltri: «I pronostici la danno vincente sia alle primarie che alle amministrative. E così ce la ritroveremo in Municipio, dove, come faceva nella sede provinciale, riceverà gli ospiti in... ciabatte “che gli stivaloni neri non sono abbastanza comodi”». Certo vedere la Vincenzi con la fascia tricolore, chignon vari al vento e le ciabatte sarebbe una visione eterea... Genova diventerebbe sicuramente celebre per le «ciabattate» del suo Sindaco.
Tenco. Ma chi l’ha detto che Luigi il cantautore suicida, era un tipo triste? A 40 anni dalla morte, dopo le innumerevoli commemorazioni (Minoli in testa), racconti e ricordi cupi e drammatici, ecco un libro che cambia volto a Tenco. Lo hanno scritto Giorgio Carozzi e Renato Tortarolo. Si intitola: «Ed ora che avrei mille cose da fare» - Edizioni Arcana. Ne esce un Tenco diverso, nuovo, che non si conosceva: un curioso, un inventore, un allegrone. Fu lui a trovare il nome d’arte a Nicoletta Strambelli, divenuta Patty Pravo. Lui aveva il pallino della tecnologia: pare inventasse anche un telefonino subacqueo. Appassionato di jazz e di cinema, affascinato da Nat King Cole e James Dean. Voleva fare l’attore, con Luciano Salce partecipò a «La Cuccagna». Gli amici lo avevano soprannominato «il gatto» perché amava arrampicarsi sui tetti d’ardesia della sua città.
Insomma: un ritratto fuori e sopra le righe. Ci voleva questa immagine un po’ diversa per ricollocare nel suo vero ruolo di giovane, intelligente, certamente impegnato, ma anche divertito di un Tenco considerato solo il bel tenebroso.