Pinturicchio inedito in casa Borgia svela un piccante enigma

Il frammento di un affresco di Pinturicchio, che raffigura il Bambino Gesù cui teneramente si protendono tre mani appartenenti a due figure rimaste tagliate fuori dalla composizione - dando adito alle più diverse illazioni della letteratura storico-artistica circa la loro identificazione - ripropone ora, a distanza di cinque secoli, uno degli episodi più discussi riferiti al pontificato di Alessandro VI Borgia, il papa spagnolo simoniaco e gaudente, dalla controversa vicenda biografica, mecenate di grandi imprese decorative nella Roma della fine del Quattrocento.
È proprio da una delle pareti dell'Appartamento Borgia in Vaticano, dipinto intorno al 1492, che il brano d'affresco in questione proviene, essendo stato rimosso a pochi anni di distanza dalla sua esecuzione per volere di Giulio II con la precisa intenzione di cancellare il ricordo e la fama del suo committente. Una damnatio memoriae che colpiva papa Alessandro VI, padre della famosa Lucrezia Borgia, la duchessa di Ferrara celebrata dallo stesso Ariosto, e amante della bellissima Giulia Farnese, moglie di Virginio Orsini, che colmò di privilegi tanto da determinarne l'ascesa del casato e la nomina del fratello Alessandro al soglio pontificio col nome di Paolo III. L'opera, presentata in anteprima alla stampa e che verrà esposta a Perugia dal prossimo 16 settembre in occasione della mostra Artevita, grazie alle indagini di Franco Ivan Nucciarelli, che del Pinturicchio è uno dei massimi esperti, ci consente quindi non solo di porre nuova attenzione sulla squisita produzione dell'artista che seppe infondere ineguagliato virtuosismo alle sue pitture svelando una maestria degna di un eccelso miniaturista, quanto di spiegare i piccanti retroscena della sua misteriosa sparizione e del suo fortuito recente ritrovamento.
Un enigma risolto attraverso l'attenta lettura di documenti, a cominciare dal Vasari che già all'epoca descriveva una sovraporta nell'appartamento privato di papa Borgia in cui l'affascinante Giulia Farnese era ritratta nelle vesti di una Madonna col Bambino con accanto Alessandro VI, alla stessa notizia riferita da François Rabelais nel 1536, lasciando trapelare che la rimozione dell'immagine, per l'altissima qualità stilistica e l'importanza degli effigiati allegoricamente resi protagonisti di una scena sacra, non poteva non essere al centro di un’avventurosa contesa da parte del più ricercato collezionismo, come di fatto avvenne, confluendo un secolo dopo nelle raccolte Chigi.
Là dove il cosiddetto Bambino Gesù delle mani è rimasto gelosamente occultato, fin tanto che nel primo Novecento gli insigni studiosi, Corrado Ricci prima e Giovanni Incisa della Rocchetta poi, lo hanno individuato, senza tuttavia definirne l'originaria provenienza, confusa con il distrutto chiostro di Santa Maria del Popolo, e solo oggi definitivamente accertata riportandoci alla memoria le vicende private di un potente e spregiudicato pontefice e colmando una fondamentale lacuna nel catalogo del sommo artista, osannato dai contemporanei e oscurato dall'astro di Raffaello e di Michelangelo che proprio nelle decorazioni delle contigue sale in Vaticano avrebbero inaugurato la grande rinascita dell'arte moderna.