Il Pio Albergo svende i palazzi per ripianare i bilanci in rosso

Con i canoni in saldo per vip e politici, l’ente pubblico milanese ha
perso 45 milioni in dieci anni: così per coprire i debiti ora si cedono
gli immobili

Bilanci in rosso e un «tesoretto» mai incassato di 45 milioni di euro in 10 anni. Ecco quanto è costato, secondo una stima del Sole 24 Ore, al Pio Albergo Trivulzio aver affittato i suoi 1.064 appartamenti a prezzi «da saldo». Appartamenti (60 mq) vista Duomo a 5mila euro l’anno, 60 metri quadri in via Petrarca, dietro il parco Sempione, a 3mila euro l’anno. Costano 7mila euro l’anno 62 metri quadrati in via Bramante (Arco della Pace), mentre in via San Marco (Brera), c’è chi spende 2.289 euro per 48 metri. Prezzi di favore per alcuni, chi ci abita, assolutamente svantaggiosi per il proprietario, il Pat, ente pubblico indipendente, controllato per metà dal Comune di Milano, metà dalla Regione Lombardia. Il 70% dei 1.064 appartamenti di proprietà (dall’elenco consegnato due giorni fa alla commissione comunale Casa ne mancano 150) frutto di donazioni dei milanesi col coeur in man, è affittato a prezzi lontani dalle quotazioni di mercato. Come raccontato in questi giorni sul Giornale si tratta di canoni di favore concessi ad amici di amici, politici, dirigenti, vip. I canoni leggeri, quindi, avrebbero fatto perdere all’ente 45 milioni di euro in dieci anni.
Per arrivare a questo «tesoretto» in negativo basta confrontare i canoni della «Baggina», la casa di riposo, a quelli di mercato: se in via Moscova (Brera) gli sconti arrivano all’80% della tariffa - sempre secondo il Sole - in via Curtatone (porta Romana) si attestano sul 63%, con una media quindi del 71,8%. I 1.064 immobili frutterebbero al Pat 1,8 milioni all’anno, cifra che senza aver praticato «sconti» arriverebbe ad almeno 6 milioni di euro l’anno, quindi 40-45 milioni di euro in dieci anni di denaro perso.
La prova del nove della gestione «da saldi»? I bilanci passivi dell’ente degli ultimi anni. Per essere più precisi: il Pat nel 2008 presenta un buco di 3,8 milioni. Nel 2009 va un po’ meglio: il bilancio viene chiuso con un più 60mila euro grazie alla vendita di immobili per 7,5 milioni di euro e un’esposizione bancaria di 10 milioni. Al netto del patrimonio immobiliare, il bilancio del 2009 è in passivo di 3,7 milioni. Sommando i bilanci di 2008 e 2009 si arriva, al netto del patrimonio immobiliare, a meno 7,5 milioni di euro. La legge istitutiva delle aziende di servizi alla persona però prevede il commissariamento se l’ente chiude per due anni consecutivi in rosso.
Non solo, il bilancio del 2010 ancora non è stato chiuso, ma sembra che i conti siano in attivo. Ecco che si spiega la vendita frettolosa - siamo ad agosto 2010 il bando di gara dura 18 giorni - degli immobili di piazza Santo Stefano, in pieno centro, a due passi dall’Università degli Studi, e vicolo Santa Caterina a 10,5 milioni di euro, cifra molto distante dal mercato. «I bilanci di questi ultimi anni - spiega Marco Giacomoni che siede nel consiglio di amministrazione - sono stati messi a posto con la vendita di appartamenti». La parte in conto capitale (pari la valore dell’immobile in bilancio) è vincolata alla realizzazione di due nuove palazzine e l’adeguamento delle strutture (indispensabili per mantenere l’accreditamento regionale) mentre le plusvalenze vanno nelle spese correnti. «È risaputo che gli enti utilizzano le vendite immobiliari per far quadrare i conti. Ma per la fretta, cioè l’esigenza di chiudere il bilancio, ci siamo trovati a vendere gli edifici a un prezzo inferiore» spiega ancora Giacomoni.