«Pio XI non fu ucciso» Ritrovato in archivio il diario del segretario

Monsignor Bosatra, direttore del Diocesano, pubblicherà a giorni il testo di don Carlo Confalonieri, che seguì il desiano Papa Achille Ratti dal ’21 alla fine

Franco Sala

Nell’Archivio Storico Diocesano monsignor Bruno Maria Bosatra, il direttore, ha ritrovato il diario in cui il segretario dell’arcivescovo di Milano, don Carlo Confalonieri, annotava gli appuntamenti e la gestione quotidiana di Achille Ratti: dall'ingresso in diocesi, l’8 settembre 1921, alla partenza per il Conclave, il 24 gennaio 1922, dopo la morte di Benedetto XV. Il desiano Ratti sarà Papa il 5 febbraio 1922, con il nome di Pio XI.
Franco Cajani, segretario generale del «Centro Internazionale di studi e documentazione Pio XI», un sodalizio sorto nel 1998, per rivalutare la figura di questo grande pontefice «penalizzato dalla storia» pubblicherà il «Diario» nelle prossime settimane, in occasione della seconda edizione della Biennale d'Arte Sacra che si svolgerà a Desio a fine settembre. Titolo dell'opera «I 5 mesi di azione pastorale del cardinale Achille Ratti Arcivescovo di Milano dal “Diario” del segretario don Carlo Confalonieri».
Cajani, ha cercato di documentare attraverso fonti inedite gli incontri, gli avvenimenti ed i personaggi, sia ecclesiastici sia laici, oltre ad altro materiale che si riferisce al periodo antecedente la presa di possesso della diocesi più vasta d'Europa. Per riprendere le parole di Confalonieri, «L’episcopato milanese del cardinale Ratti, fu di soli cinque mesi scarsi, il minimo sufficiente per ambientarsi, studiare la situazione e concretare il programma», per poi continuare la sua missione pastorale a Roma e gestire un pontificato lungo e difficile dal 1922 al 1939.
Recentemente c’è stata una polemica circa la morte di Pio XI, avvenuta il 10 febbraio 1939, in pieno regime fascista, in cui lo storico Pietro Melograni ha formulato l'ipotesi - con alcune dichiarazioni all'agenzia di stampa «il Velino» - di una morte sospetta di Pio XI. Perché il Pontefice desiano era in procinto di condannare l’operato del Duce. «In questo momento – afferma Melograni - sto facendo un'indagine sulla morte di Pio XI ed ho la sensazione che sia stato ucciso. Si può pensare che qualcuno abbia favorito la sua scomparsa, perché era un uomo molto coraggioso e fortemente antitotalitario, contrario a Hitler e molto critico nei confronti di Mussolini».
Questa ipotesi era già stata avanzata negli anni Quaranta. Franco Cajani ricorda l'articolo di Giorgio Romano apparso sul settimanale «Oggi» nel 1947 dal titolo «Pio XI è stato ucciso?». Al centro del mistero resta il discorso che Papa Ratti doveva pronunciare il 12 febbraio 1939, per il decennale dei Patti lateranensi, ai vescovi italiani: conteneva una violenta condanna del fascismo e del nazismo. «I sospetti - racconta Cajani - partono dal raffreddore che colpì Pio XI il 7 febbraio e lo portò alla crisi cardiaca del 9. Crisi che fu superata alle 17 quando il medico ritenne di assentarsi. Alle 3 di notte il Papa entrò in uno stato di agitazione angosciosa che richiamò al suo capezzale il conte Ratti, i segretari particolari Confalonieri e Venini, i cardinali Caccia, Dominioni e Pacelli. Alle 4 intervennero i professori Rocchi e Milani, i quali, redassero l'unico bollettino medico in cui si confermava che le condizioni dell'infermo andavano peggiorando. Furono amministrati i sacramenti e alle 5 il Papa entrò in coma e spirò alle 5,20, senza aver potuto tenere il suo grande discorso».
Romano si chiese: «Che cosa è avvenuto tra le 23 del 9 e le 3 del 10 febbraio?». In Vaticano fu subito detto che una mano ignota, non quella dei medici curanti, praticò al Papa un'iniezione demolitrice del tono cardiaco. Più tardi, fu avanzato anche il nome del dottor Petacci, uno dei venti archiatri pontifici, padre di Claretta, l’amante di Mussolini. «Ho riletto il diario del segretario Venini – conclude Cajani - e credo di poter smentire definitivamente questa assurdità che riemerge di nuovo dopo oltre sessant’anni».