Pio XII, il Santo Padre stronca le polemiche: "Fu un dono di Dio"

Benedetto XVI ha
detto ha denunciato l’attenzione "unilaterale" sul suo operato: "E' stato impedito l'approccio adeguato a una figura di grande spessore
storico-teologico"

Roma - Benedetto XVI, concludendo oggi un importante convegno vaticano su Pio XII, ha detto che papa Pacelli è stato per la Chiesa un eccezionale dono di Dio, ed ha denunciato l’attenzione "eccessiva" e "piuttosto unilaterale" sul suo operato. "Ciò ha impedito un approccio adeguato ad una figura di grande spessore storico-teologico", ha detto riferendosi, senza citarle esplicitamente, alle polemiche sul presunto silenzio del suo predecessore davanti alla Shoah.

La grandezza di Pio XII "Negli ultimi anni, quando si è parlato di Pio XII, l’attenzione si è concentrata in modo eccessivo su una sola problematica, trattata per di più in maniera piuttosto unilaterale", e ciò ha impedito di valutare con attenzione i diversi aspetti del suo importante pontificato: "Il suo magistero si qualifica infatti per la vasta e benefica ampiezza, come anche per la sua eccezionale qualità, così che può ben dirsi che esso costituisca una preziosa eredità di cui la Chiesa ha fatto e continua a fare tesoro". È quanto ha affermato questa mattina Benedetto XVI ricevendo in udienza i partecipanti al Congresso L’eredità del Magistero di Pio XII e il Concilio Vaticano II, promosso dalle Pontificie Università Gregoriana e Lateranense nel 50° anniversario della morte di Pio XII. Ratzinger nel suo intervento ha voluto toccare i diversi aspetti del magistero e della personalità di Pacelli senza entrare però nelle polemiche e nelle discussioni di queste settimane in merito al dibattito sul ruolo svolto da Pio XII durante gli anni della seconda guerra mondiale e in merito alla persecuzione degli ebrei. Benedetto XVI ha quindi voluto ricordare la grandezza di Pio XII nel suo magistero e come precursore del Concilio Vaticano II. "Vi era in lui -ha detto il Papa nel suo discorso- il continuo sforzo e la ferma volontà di donare se stesso a Dio senza risparmio e senza riguardo per la sua salute cagionevole".

Una figura salvifica "Questo è stato - ha aggiunto Ratzinger - il vero movente del suo comportamento: tutto nasceva dall’amore per il suo Signore Gesù Cristo e dall’amore per la Chiesa e per l’umanità. Egli infatti era innanzitutto il sacerdote in costante ed intima unione con Dio, il sacerdote che trovava la forza per il suo immane lavoro in lunghe soste di preghiera davanti al Santissimo Sacramento, in colloquio silenzioso con il suo Creatore e Redentore. Da lì traeva origine e slancio il suo magistero, come d’altronde ogni altra sua attività". "Ho parlato di vasta e benefica ampiezza di questo magistero", aveva detto in precedenza il Papa, aggiungendo subito dopo: "Basti ricordare, al riguardo, le encicliche e i moltissimi discorsi e radiomessaggi contenuti nei venti volumi dei suoi Insegnamenti. Sono più di quaranta le Encicliche da lui pubblicate", e fra queste ultime Ratzinger ha ricordato la Mystici Corporis, nella quale il Papa affronta il tema della vera ed intima natura della Chiesa. "Con ampiezza di indagine egli mette in luce la nostra profonda unione ontologica con Cristo e - in Lui, per Lui e con Lui - con tutti gli altri fedeli animati dal suo Spirito, che si nutrono del suo corpo e, trasformati in lui, gli danno modo di continuare ed estendere nel mondo la sua opera salvifica".

Un uomo di Dio Pio XII non fu solo "un abile diplomatico" come spesso si dice, ma tutto nella sua azione, nasceva dall’amore per il "suo Gesù cristo". "Tutti riconoscono a Pio XII - ha detto Ratzinger - un’intelligenza non comune, una memoria di ferro, una singolare dimestichezza con le lingue straniere ed una notevole sensibilità». Si è detto - ha proseguito - che egli era un diplomatico compito, un eminente giurista, un ottimo teologo. Tutto questo è vero, ma ciò non spiega tutto". "Vi era altresì in lui - ha osservato Benedetto XVI - il continuo sforzo e la ferma volontà di donare se stesso a Dio senza risparmio e senza riguardo per la sua salute cagionevole. Questo è stato il vero movente del suo comportamento: tutto nasceva dall’amore per il suo Signore Gesù Cristo e dall’amore per la Chiesa e per l’umanità". "Egli infatti era innanzitutto - ha affermato il Papa - il sacerdote in costante ed intima unione con Dio, il sacerdote che trovava la forza per il suo immane lavoro in lunghe soste di preghiera davanti al Santissimo Sacramento, in colloquio silenzioso con il suo Creatore e Redentore. Da lì traeva origine e slancio il suo magistero, come d’altronde ogni altra sua attività".