Pioggia di accuse su «Lady Asl»

Marco Morello

La giornata di ieri è stata ricca di sviluppi e di intrecci importanti nell’ambito della maxi-inchiesta della Procura di Roma sulla malasanità nel Lazio negli ultimi dieci anni.
Com’era previsto, non ha riservato alcun colpo di scena l’interrogatorio di garanzia ad Anna Iannuzzi e al marito Andrea Cappelli: ieri mattina a Regina Coeli, entrambi si sono avvalsi della facoltà di non rispondere alle domande del gip Luisanna Figliolia. E ha scelto la strada del silenzio anche Cosimo Speziale, ex direttore dell’Asl Roma B.
Se venerdì scorso i tre imputati erano stati raggiunti da un’ordinanza di custodia cautelare, con accuse di associazione a delinquere e corruzione, ieri la situazione di «Lady Asl» e soci si è aggravata ancora di più. La procura ha infatti emesso otto ordinanze, notificate in giornata dai Carabinieri del nucleo operativo di Roma, in cui si ipotizza il reato di peculato e falso ideologico aggravato e continuato. Dalla truffa insomma si è passati alla possibile appropriazione indebita di denaro appartenente alla pubblica amministrazione. Il tutto, seguendo un iter ormai noto, per mano di dirigenti di strutture pubbliche che hanno emesso pagamenti a favore di società inattive. Gli inquirenti li accusano di essere «strutturalmente inseriti in un gruppo criminale». E ai vertici di questo gruppo, a muovere le fila, non mancherebbero mai lei, Anna Giuseppina Iannuzzi, la nota manager della sanità privata della Capitale e il marito.
Nella maxi-inchiesta sono coinvolti poi Giulio Gargano, già assessore ai Trasporti della Regione e Marco Buttarelli, ex capo di Gabinetto sotto la presidenza di Francesco Storace. Anche per loro ieri è stato giorno di interrogatori davanti al gip Luisanna Figliolia alla presenza del pm Giancarlo Capaldo. Gargano si è difeso declinando ogni accusa e sostenendo di non aver mai avuto con la Iannuzzi «rapporti d’affari, economici o amministrativi». Oggi intanto l’avvocato dell’ex consigliere regionale di Forza Italia chiederà per il suo assistito un’istanza di scarcerazione o, in alternativa, la concessione degli arresti domiciliari. Praticamente identiche le richieste e la linea di difesa adottata da Buttarelli: «Non ho mai preso tangenti» - ha dichiarato l’ex capo di gabinetto.
Sempre nell’ambito delle inchieste sulla malasanità, cinque condanne sono state sollecitate dal pm Giovanni Bombardieri a carico di un gruppo di persone coinvolte a Roma in una serie di truffe ai danni delle aziende sanitarie locali RmB e RmC e avvenute tra il 2000 e il 2005. Per gli imputati, giudicati con il rito abbreviato, il pubblico ministero ha chiesto pene varianti da nove anni di reclusione fino a due anni e otto mesi. Tra essi ci sono Mario Celotto, direttore amministrativo prima dell’Asl Roma B e poi della C, dirigenti pubblici e imprenditori di società che hanno beneficiato di fittizi mandati di pagamento per prestazioni sanitarie mai eseguite.