Pioggia e week end spengono la protesta

Sembrava che dovessero bloccare Milano, la riforma e chissà cos’altro. Poi è bastato il primo freddo a raffreddare la protesta degli studenti milanesi. I ricercatori della Statale, del Politecnico e della Bicocca hanno annunciato l’intenzione di interrompere ieri, almeno «momentaneamente», la protesta iniziata ieri sulla terrazza che sovrasta l’ingresso della facoltà di Fisica di via Celoria, annunciando una manifestazione per il pomeriggio di lunedì nel centro di Milano. I dettagli sono ancora allo studio, ma la proposta è già stata lanciata nel corso dell’assemblea di ieri pomeriggio a Fisica. L’intenzione è quella di dare vita a una grande fiaccolata che coinvolga anche gli studenti con un presidio in piazza della Scala. Il giorno stato scelto coincide con la discussione finale della legge di riforma.
La proposta della manifestazione-fiaccolata è stata lanciata nel primo pomeriggio nel corso dell’assemblea convocata in facoltà dopo la notte di occupazione a cui ha partecipato una trentina tra ricercatori e studenti. Soltanto un paio di coraggiosi manifestanti hanno affrontato il freddo e la neve all’aperto, mentre il resto si è alternato tutta la notte accampandosi con le tende nei corridoi. Un’occupazione temporaneamente interrotta oggi.
Intanto, paradossalmente, sono gli studenti stessi a confermare la tesi dei sostenitori della riforma, vale a dire che opponendosi a ogni cambiamento, si fanno gli interessi di caste e baronìe. Da ogni Pavia, città universitaria interessata da altre proteste, gli studenti scrivono sul sito dei centri sociali, Indymedia Lombardia la loro «precisazione»: «Non ci faremo abbindolare - scrivono - dai loschi figuri che oggi fanno buon viso a cattivo gioco e mostrano la loro solidarietà a studenti e ricercatori. I vari rettori, prorettori, baroni sono sempre stati agli antipodi rispetto alla nostra idea di università. Ci hanno sempre detto che le baronìe non esistono, che non dobbiamo demonizzare l’ingresso dei privati negli atenei; sono gli stessi che hanno accettato i tagli della legge 133 e li hanno scaricati sugli studenti con l’aumento delle tasse. Noi non vogliamo dare cittadinanza nelle nostre proteste a questi personaggi che cercano di rifarsi la faccia a nostre spese. La loro solidarietà è una farsa. Noi non siamo “amici dei baroni”, giù i baroni dal tetto».
Non si arrestano, invece, le iniziative degli studenti delle scuole, che nelle prime ore di ieri mattina hanno occupato le aule dell’istituto «Pasolini» in via Bistolfi e dell’«Erasmo da Rotterdam» a Sesto San Giovanni. Nelle altre scuole proseguono le autogestioni e in molte sono stati esposti striscioni contro la riforma. E per martedì, giorno in cui è slittata la discussione alla Camera per votare il disegno di legge Gelmini, gli studenti delle superiori e delle facoltà di tutta Italia annunciano un nuovo giorno di mobilitazione, per un altro «No Gelmini Day». I collettivi studenteschi milanesi hanno organizzato un nuovo corteo da largo Cairoli alle 9.30. Molti gli istituiti coinvolti: Rosa Luxemburg, Erasmo di Sesto, Vittorio Veneto, Donatelli, Parini, Pasolini, Tenca, Severi, Marie Curie, Itsos Satiner, Boccioni, Virgilio, Molinari, Benini di Melegnano, Alessandrini di Abbiategrasso, Carlo Porta, Manzoni, Hajeck, Gentileschi, Cardano, Manzoni di Lambrate, Varalli, Ferraris. «Bloccare la riforma Gelmini è possibile - sostengono i collettivi - mobilitandosi giorno per giorno, dentro e fuori dagli istituti».