Pioggia di ricorsi contro gli sgomberi nei campi nomadi

Vietato allontanare i rom dai campi nomadi. Gli sgomberi, fatti con ordinanza del sindaco, seppur legali diventano «fuorilegge». O almeno così sembrerebbe. E rischiano di andarci di mezzo le forze dell’ordine, nonostante operino nel pieno rispetto delle regole.
Un vero e proprio paradosso, che rischia di trasformarsi in catastrofe economica per le casse dello Stato. Negli ultimi tempi, infatti, i nomadi minorenni, assistiti da alcuni avvocati di associazioni sociali impegnate all’interno degli accampamenti, avrebbero presentato una serie di ricorsi presso la Corte Europea per violazione dei diritti umani, spingendo lo stesso ministero degli Affari Esteri e quello dell’Interno a verificare il comportamento di agenti della polizia e della municipale. Lo scopo dei rom, naturalmente, è quello di ottenere congrui indennizzi.
«La motivazione degli esposti - spiega Augusto Santori, consigliere di Alleanza nazionale nel XV Municipio - è legata al fatto che gli allontanamenti dagli accampamenti illegali avvengono senza che il Comune preveda una successiva destinazione per anziani e bambini. Questo significa che se il Campidoglio non troverà sistemazioni alternative valide prima di sgomberare le favelas, lo Stato sarà costretto a pagare indennizzi che porteranno a un’uscita enorme di risorse».
«Gli ultimi esposti contro municipale e polizia - continua Santori - riguardano le “evacuazioni” delle baraccopoli in via Marchetti, alla Muratella, e in via Magliana Vecchia, avvenute appena qualche settimana fa. Oltre al danno, quindi, anche la beffa. Come se non bastasse, sono tristemente note anche le condizioni organizzative e logistiche in cui operano gli agenti, che vengono a contatto con queste realtà rom».
Gli sgomberi vengono effettuati senza fornire a vigili e poliziotti mascherine, divise, e quanto necessario per lavorare in sicurezza. «Non abbiamo nemmeno i guanti in lattice - spiega Luigi Marucci, segretario nazionale dell’Ospol -, nonostante spesso abbiamo a che fare con materiale infetto di ogni tipo. Inoltre, quando operiamo in borghese, torniamo a casa con gli stessi abiti con i quali abbiamo lavorato, portando nelle nostre abitazioni tutta la sporcizia con la quale siamo venuti a contatto. Ma la cosa più assurda è che, pur operando secondo la legge e in base a un’ordinanza del sindaco, rischiamo anche di essere denunciati».
Dovrebbe essere il Campidoglio, infatti, ad assistere anziani e minorenni durante gli sgomberi e a prevedere per loro una nuova sistemazione. «In questo modo, invece, da una parte si finisce per dare ai nomadi un appiglio per presentare ricorsi e richiedere risarcimenti - conclude Santori - dall’altra le istituzioni non tutelano i rappresentanti delle forze dell’ordine, mettendoli in condizioni di svolgere le proprie mansioni con serenità. Questi sono gli effetti della “questione sicurezza nei campi rom” per troppo tempo trascurata dal Campidoglio e divenuta una vera emergenza, nonostante le denunce di cittadini, forze politiche e della stessa Municipale».