La pioggia rovina un Open da spettacolo

Tra interruzioni e rinvii protagonista è il meteorologo, pessimista anche per oggi. Arbitro e direttore del torneo studiano soluzioni: forse verrà ridotto il numero di buche

nostro inviato

a Tolcinasco (Milano)

Sono le 17,34 quando gli addetti al leader board, cominciano a dare i primi numeri: 4, 5, 3, 4, 4.
Dieci ore di ritardo. Dieci ore passate a guardare il cielo senza bisogno di interpretarlo. Dieci ore di panni zuppi e di umori neri. Con la sensazione di stare nel limbo. Come quando, in un aeroporto del mondo, si aspetta di partire. Senza sapere quando e mai si partirà. Un Open sull'orlo di una crisi di nervi. Un Open che pure aveva messo la quarta con il record del campo, quel 62 fulminante dello svedese Joackhim Backstrom, e con la dichiarazione che sarà guerra, guerra fino all'ultima buca, fatta da Francesco Molinari, detentore del titolo e anche, per la verità, del maggior numero di tifosi, qui a Tolcinasco.
Un Open che prometteva, dunque, sfracelli ed emozioni anche per il secondo giorno di gara. Ma che invece sfracelli ed emozioni, ieri, non ha dato, semplicemente per il fatto che non c'è stata gara. Perché gara non si può certo definire quel balbettante avvio, inficiato dalla lunga sospensione che, per la prima volta nella storia dell'European Tour, ha costretto gli organizzatori del torneo ad azzerare quei pochi score che erano stati segnati di prima mattina. Risultato? Il risultato è che il risultato non c'è e non ci può essere allo stato delle cose. A meno di non considerare classifica quella che stavano cercando di rivoluzionare lo spagnolo Alvaro Quiros, l'azzurro Francesco Molinari (-8 dopo le nove buche che è riuscito a giocare ieri), e il britannico Richard Finch, al momento del nuovo e definitivo stop, imposto dalla luce che si spegne, quando alle 20,11 è suonata la sirena che ha fermato il gioco. In ogni caso roba per pochi intimi visto e considerato che alle 17,15 sono entrati in campo 78 giocatori, metà dei concorrenti. E che nel miglior caso sono riusciti a completare undici buche.
Alla luce di questi pochi ma determinanti dati di fatto, il futuro di quest'Open d'Italia è da ricercare nella sfera di cristallo perché le previsioni sono tutt'altro che incoraggianti per le prossime ore: tuoni, fulmini, saette e pioggia. Altra pioggia. Così le opzioni che hanno in serbo Andy McFee, arbitro dell'European Tour, e Josè Maria Zamora, direttore del torneo, sono diverse. Secondo quanto hanno dichiarato ai giornalisti, il torneo potrebbe fermarsi a cinquantaquattro buche anziché giocarsi sulle canoniche settantadue, che vengono abitualmente spalmate in quattro giorni di gara. O, pur di far giocare tutte le 72 buche, si potrebbe far sconfinare il torneo a lunedì, come già peraltro accadde tre d'anni fa su questi stessi fairways. Oppure ancora, altra opzione prospettata da Andy McFee, «si potrebbe portare il taglio dei concorrenti ammessi alla fase finale del torneo a cinquanta giocatori più i pari merito e giocare 36 buche domenica». Insomma, può accadere tutto e il contrario di tutto, come capite.
Nel frattempo lo scegliamo noi il vincitore di ieri. È l'uomo del tempo, o meglio il responsabile del «Mobile Weather Team», il meteorologo Craig Mroczka che, di torneo in torneo, gioca il suo tour personale, rintanato con tre computer nel piccolo prefabbricato a bordo campo, da cui spuntano antenne satellitari e rilevatori atmosferici. Pendevano tutti dalle sue labbra. E scusate se è poco.