Pionati: «Lo sfascio di oggi punta di un iceberg»

Il senatore: «Un pool di magistrati indaghi sulle connessioni fra politica e camorra»

da Roma

Onorevole Francesco Pionati, da campano come vive il dramma rifiuti?
«Non mi ha stupito. Ma mi piace pensare che possa avere un’utilità visto ha portato allo scoperto la realtà di una regione in fin di vita».
Questa emergenza di cosa è figlia?
«Bassolino è il responsabile assoluto insieme a Pecoraro Scanio, la Iervolino e De Mita. Ma l’immondizia è solo la punta dell’iceberg perché il vero problema è la disoccupazione che aumenta e il Pil che diminuisce, a fronte di investimenti europei illimitati; è la sanità con 7 miliardi di debiti e un sistema alimentato dal denaro pubblico, con i 4mila consulenti della giunta Bassolino».
Il sistema di potere campano è davvero finito?
«La macchina non tiene più. L’opposizione deve pretendere le dimissioni di questi irresponsabili. Non possiamo dare il sangue gratis. Il punto della crisi di oggi è la rivolta popolare che rischia di spostarsi dove verranno individuate le nuove discariche. Se si vuole ricreare un patto tra cittadini e istituzioni lo si può fare solo sostituendo questi personaggi».
Molti in questi giorni hanno puntato il dito verso la magistratura.
«Solo guardando Porta a Porta ho appreso più notizie criminis rispetto alle inchieste aperte negli ultimi 15 anni. Sarebbe il caso di creare un pool ad hoc che si occupi del disastro ambientale e delle connessioni tra politica a camorra. Vorrei vedere cosa porterebbe alla luce in 2-3 anni».
Come può fare la politica a recuperare credibilità?
«Bisogna fare tabula rasa della classe dirigente e avviare una legislatura di emergenza regionale con un governo di larghe intese. L’uomo adatto per guidarlo potrebbe essere il sindaco di Salerno De Luca che è un amministratore capace».
Quale esito pensa che avrà la mozione di sfiducia individuale contro Pecoraro Scanio?
«Mi auguro che Di Pietro sia coerente con le posizioni coraggiose che ha assunto e voti la sfiducia. Se vince la logica del no l’Italia diventa davvero un Paese del Terzo Mondo».