Le pioniere della musica in Lombardia

Da Bianca Maria Meda, a Carlotta Ferrari e Francesca Nava D’Adda: in un cd raccolte le «Note femminili» delle autrici del secolo dei Lumi

Ma ovviamente non c’era solo lei, Maria Teresa Agnesi. Anche in questo caso si può dire che la Lombardia del Settecento fu in qualche modo all’avanguardia socialmente riguardo al gentil sesso nobile con volontà di «carriera», anche se lo status delle signore in questione rimase sempre e rigorosamente quello del dilettante. Spiega Pinuccia Carrer, che insegna storia della musica agli studenti di tastiere storiche al Conservatorio di Milano e coordina per l’Italia il Rilm (repertorio internazionale di letteratura musicale): «Nei secoli la donna nella musica venne per lo più associata al ruolo di strumentista, danzatrice o cantante, raramente a quello di compositrice». Il lombardo-veneto, non sfuggito a questa statistica, diede comunque natali e spazio a una pattuglia di vere e proprie «pioniere». Alcune sono state ripescate dalla Provincia di sei anni fa; l’ente ha infilato in una strenna un cd-cadeau fatto preparare ad hoc: «Note femminili», musiche delle compositrici lombarde Bianca Maria Meda, Francesca Nava d’Adda, Carlotta Ferrari e, appunto, l’Agnesi (l’idea è piaciuta così tanto che l’anno dopo Stradivarius ha rilanciato sul mercato la raccolta). Progetto e testi sono stati firmati dalle stesse autrici della biografia di Maria Teresa Agnesi, che presto verrà dato alle stampe. «La raccolta del 2000 comprende un concerto molto bello dell’Agnesi, quello in Fa maggiore, per cembalo e archi - dice Carrer -. Una curiosità: la mia collega Barbara Petrucci ha avuto un colpo di fulmine per la compositrice suonando la sua musica». Era 1982, e il concerto venne eseguito l’8 marzo, proprio il giorno dedicato alle donne. Per questo da lì in poi se ne è sempre occupata. Mimose e note. Ma dell’altra metà del cielo dell’epoca, in questo caso quella maschile, si sa tutto?
Conclude la studiosa: «Su Milano abbastanza: studi anche recenti riscoprono l’importante ruolo avuto da Giovanni Battista Sammartini e dalla sua corte. Se pensiamo però all’immensa produzione musicale del ’700 italiano, non solo lombardo, resta ancora tanto da fare».