Piove in Campania e "munnezza city" galleggia tra i rifiuti

Al sedicesimo giorno d’emergenza il caos aumenta sempre di più. A nuttata di Napoli, ormai, è come quella del Polo Nord: prima di
passare ci vogliono mesi. Altro che le 24 ore promesse da Prodi

’A nuttata di Napoli, ormai, è come quella del Polo Nord: prima di passare ci vogliono mesi. Altro che le 24 ore promesse da Prodi. E meno male che fa freddo, altrimenti saremmo all’emergenza tifo (intesa come epidemia sanitaria, senza nulla togliere ai teppisti da stadio). Ma non è escluso che quando arriverà l’estate ci si ritrovi ancora qui, a descrivere il belvedere della munnezza on the road.
Ieri - come documenta il nostro servizio fotografico - la città è rimasta soffocata dai tentacoli dell’immondizia. Spazzatura in putrefazione ovunque; nonostante i militari-spazzini; nonostante De Gennaro; nonostante le «cartoline» del Vesuvio che incenerisce tutto, eccetto i rifiuti. Sacchetti neri che la pioggia ha trasformato in enormi scarafaggi galleggianti tra i quali sguazzano i topi, mai come oggi riconoscenti: per loro, infatti, il cibo è ricco e abbondante, lo trovano sempre e dappertutto. Anche cani e gatti sono ingrassati a dismisura, mangiando ogni genere di schifezza nell’enorme discarica a cielo aperto che è diventata Napoli. E sarà così chissà fino a quando.
Intanto una «bella» fotografia di rifiuti partenopei doc campeggia sulla prima pagina dell’International Herald Tribune con una descrizione feroce, ma veritiera. Nell’immagine la strada è invasa dall’immondizia e le auto hanno difficoltà a circolare. La didascalia sottolinea, inoltre, il richiamo dell’Unione Europea a Roma per «la inefficace gestione dell’emergenza». A pagina tre il reportage ripercorre quanto accaduto negli ultimi giorni, mentre la rubrica delle opinioni ospita uno scritto, già apparso sul New York Times, di Elena Ferrante, napoletana, autrice de «I giorni dell’abbandono». Il titolo dell’articolo? «La nostra fetida città».
Ieri, a Boscoreale, uno dei comuni, alle falde del Vesuvio, è stata raccolta l’immondizia che si trovava davanti alle scuole. A terra sono state buttate palate di calce che contribuiscono a dare un’immagine spettrale. Ma basta spostarsi di dieci metri e ci sono tutti intatti i monumenti alla vergogna: chili e chili di spazzatura. Ora a scuola si può entrare, ma il problema è arrivarci, dribblando la spazzatura e turandosi il naso.
Non si salva neppure la guardia medica: nella strada, a pochi metri dall’ingresso dell’ambulatorio, migliaia di sacchetti di spazzatura. Il tour della vergogna continua lungo la strada che porta a Torre Annunziata e Pompei: marciapiedi ricoperti per chilometri da immondizia. Cumuli di spazzatura perfino davanti all’Antiquarium Nazionale di Boscoreale, che ospita reperti archeologici, e a Villa Regina, la fattoria realizzata dai romani per la fertilità del terreno. Qualcuno ha scritto sul muro di ingresso: «Museo dei rifiuti».
Ma è soprattutto Napoli a rimanere, vanamente, sotto i riflettori dell’informazione. Col passare delle ore, infatti, la situazione non migliora. Preoccupatissimo il direttore scolastico regionale della Campania, Alberto Bottino: «Senza provvedimenti immediati la situazione delle scuole chiuse è destinata a peggiorare». In Campania sono oltre cinquantamila gli studenti che non frequentano le lezioni scolastiche. Bottino è pessimista: «Ai 7-8 comuni dei giorni scorsi ora si sono aggiunti anche quelli di Pozzuoli e Terzigno. Bisogna capire che siamo in una situazione di vera emergenza e che bisogna intervenire rapidamente». Un ritornello che va avanti da giorni. Ma poco o nulla si muove. Tanti bla-bla, ma poi guai a ipotizzare l’apertura del termovalorizzatore di Acerra o riattivare la discarica di Pianura. La gente non li vuole, né considera l’eventualità di costruire impianti alternativi. Più comodo, invece, esportare la propria immondizia in altre regioni, all’estero o magari su Marte.
Ma di questo passo l’emergenza non finirà mai. Per la gioia di topi, cani, gatti. E camorra.