Il Piper chiude i battenti: sarà messo all’asta

Pomeriggi in pista ascoltando musica dal vivo e ballando lo shake, il surf, lo slop, il frog, il bird, il dog, il monkey. Un angolo di Londra al centro di Roma. Questo era il Piper tra gli anni ’60 e ’70, i tempi d’oro dello storico locale romano di via Tagliamento, che ha dato i natali a numerosi artisti e accompagnato i sogni di una generazione. Il Piper è stato la culla della trasgressione, delle minigonne da capogiro e dei baci sotto le luci soffuse. Il 14 aprile il locale andrà all’asta per i debiti accumulati dalla società proprietaria delle mura. «Non mi stupisco», dice Mario Bonanno, autore assieme a Giancarlo Bornigia (fondatore del locale) del libro «Piper Club. Storia mito e canzoni». Un declino che per Bonanno «è lo specchio dei tempi» di una società lontana da quella dei piperini che sfidavano convenzioni sociali e tabù. Nato da un’idea di Bornigia, manager dell’intrattenimento notturno, e dall’avvocato Alberigo Crocetta, il Piper ha compiuto nel 2005 i suoi primi 40 anni. La «rivoluzione» di una generazione si è consumata tra le mura di cinque piani interrati che nel 1960 Vittorio Gassmann voleva per il debutto del Teatro Popolare Italiano e che invece, fu trasformato nel primo locale dedicato ai giovanissimi.