Pippo: «E ora voglio lasciare il segno a Tokyo»

da Milano

Caro Inzaghi, se l’aspettava questo gol?
«Questo gol me lo sono sognato da quando ho raggiunto Gerd Mueller a quota 62 in Europa. Già allora mi sembrava impossibile essere arrivato così in alto. Adesso quasi quasi non ci credo ancora. Sto vivendo un sogno, ma con tutto quello che mi sta succedendo intorno ho capito di essere sveglio».
Come si fa, alla venerabile età di 34 anni compiuti nello scorso agosto, a farsi trovare sempre così preparato nei momenti decisivi?
«Io do sempre il massimo, nella mia vita non ho mai giocato una partita senza avere alla fine la coscienza a posto».
Ha sofferto tanto però.
«Sì, i miei successi sono frutto di una grande sofferenza, di un impegno spasmodico e dell’amore che provo per il calcio. Ho ritrovato giusta condizione fisica, ho la stessa passione di quando avevo 15 anni, mi diverto, provo entusiasmo: questo è il mio segreto».
Scusi, Superpippo, ma cosa farà da grande? (e il giocatore scoppia a ridere)
«Vorrei giocare ancora un po’, ma dipende solo dal Milan».
E se dipendesse da lei?
«Fosse per me, io concluderei la carriera qui e mi sembra anche giusto finire nel Milan. In rossonero ho vinto due straordinarie Champions a Manchester e Atene, ho portato uno scudetto sul petto e poi ho messo in bacheca altre coppe: smettere con questa maglia è il mio massimo e ultimo obiettivo».
Calma, tra qualche giorno in Giappone l’aspetta un’altra mission.
«Manca solo il mondiale per club, ma non voglio chiedere troppo alla fortuna. Già ad Atene pensavo di essere in debito con la dea bendata, pensavo che il destino mi avesse già dato troppo. E invece mi ha riservato il record nel mio stadio».
Possibile che un furbetto come lei non stia pensando a qualcos’altro.
«Dai, in Giappone vorrei proprio lasciare il segno e tornarmene con quella coppa che tutti al Milan aspettano. Un trofeo che rappresenta uno dei nostri obiettivi stagionali, forse il primo. Perché anche per me sarebbe il primo. Ma mi piacerebbe anche arrivare a quota 100 gol nel Milan».
Dodici anni fa, 28 settembre, a Parma il suo primo gol europeo al Teuta Durres, se lo ricorda?
«Quello, che fu come il primo amore, non si scorda mai. Ma ricordo anche tutti gli altri. Avevo gioito quando a la Coruña avevo battuto il record italiano di Altobelli. Mueller ha conservato il primato per 30 anni, io non ce la farò perché Shevchenko, Raul e Van Nistelrooy mi braccano. Ma voglio godermi questo momento e voglio anche ringraziare i miei compagni: senza di loro non ci sarei mai arrivato».