«Pippo è un soprammobile Paolo è furbo ma scurrile»

«Uno è più adatto per le televendite, l’altro per gli spot, ma entrambi sono indietro di trent’anni»

Gavino Sanna era uno di quei dodici milioni di italiani. Sabato, davanti al televisore, con un festival della canzone a riempire la sera e invadere la notte: «Non faccio lo snob, ho visto l’ultima serata e un pezzo della prima. Siamo davvero un popolo di cialtroni».
Come inizio non è male. Andiamo a spiegare la cialtronaggine: «Bella la canzone di Cristicchi ma che ci fa al secondo posto Al Bano? Ecco dove il Paese è conservatore e retrogrado. Vogliamo mettere Al Bano con quella splendida canzone, interpretata in modo altrettanto splendido da Fabio Concato?».
D’accordo, non ritorniamo a fare giuria, già dato, già archiviato. In verità Gavino Sanna è maestro di comunicazione, pubblicità e altre mille cose ancora. Oggi la B2 dello spettacolo televisivo, Baudo-Bonolis, imperversa in qualunque discussione, l’Italia si divide come ai tempi di Coppi e Bartali, della Lollo e della Loren. E allora Gavino Sanna accetta di parlare del duello catodico, ogni tanto usando il piccone, come il suo corregionale emerito Francesco Cossiga, ogni tanto l’ironia, articolo sempre più raro, sempre la naturalezza del pensiero e la semplicità della parola. Incominciamo da Baudo e dalla capacità comunicativa del medesimo: «Baudo parla come mangia. È popolare nell’accezione vera, è amico di famiglia, al di là della sua invadenza è diventato una specie di soprammobile, sai che c’è comunque, lo trovi dovunque. Potrei dire che è come la carta da parati, sai che c’è anche quella ma, dopo un po’ di tempo, non ti accorgi più di come sia fatta, descriverla diventa difficile. Insomma Baudo è Baudo».
Sullo stesso argomento, la comunicazione, ecco l’esame per l’altro concorrente: «Bonolis è e fa un altro tipo di televisione, più giovane. È un saltimbanco delle parole, se ti distrai un attimo, se esci sul terrazzo per fumare una sigaretta e torni non sai più quello che sta o stava dicendo. Di certo è più impegnativo seguirlo nei ragionamenti. Dicono che Bonolis catturerebbe il popolo degli Under 30. Non è così perché ricordo come Bonolis si vestì, tutto in ghingheri, per le serate, quella finale innanzitutto, del festival. Non portava gli abiti di Fabrizio Moro o di Cristicchi, non proprio. A proposito il Paese nostro ogni tanto si accorge della sofferenza, specie se questa è lontana come la foresta amazzonica. E allora tutti soffrono, tutti piangono».
Secondo capitolo, la direzione artistica, mandato rimesso da Baudo, ruolo delicato e di potere, Sanna ha una idea precisa: «Baudo è più scafato, ne sa di più, ha le mani in pasta, anche quando cambia colore dei suoi abiti resta quello che è da sempre, ecco perché lo slogan è giusto, Sanremo è Sanremo. Bonolis se la cava ugualmente ma, credetemi, la gente non fa poi tante distinzioni, si mette davanti al televisore per una settimana e guarda».
Veniamo alla conduzione, roba tosta, quattro ore per cinque sere fa milleeduecento minuti di parole: «La conduzione di Baudo è casereccia, ti viene in mente di dire: guarda chi viene a cena, posso stare tranquillo, nessuna preoccupazione per allestire la tavola e preparare la casa. Con l’altro invece devo stare sulle spine, la differenza è questa e si registra anche nel linguaggio».
Appunto, di questo volevamo parlare: «Bonolis ha una scurrilità romanesca, rimarcata dagli spot pubblicitari con il suo partner, entrambi sulle nuvole. Quando vuole essere greve usa il dialetto in modo preciso. Baudo no, forse perché lo conosciamo da più tempo, non esagera, semmai esagera con chi gli sta di fianco».
In che senso?
Gavino Sanna spiega: «Prendete la Hunziker, sembrava all’inizio poter essere la coconduttrice, alla fine è stata ridotta a valletta, Baudo ha detto, fatto, annunciato, illustrato tutto, sempre, non c’era più niente da fare per Michelle Hunziker, grazie a mister invadenza».
E la pubblicità? E le aziende che vogliono investire? Chi scelgono? Chi è il migliore?
«Baudo è la tigre ma è un pessimo testimonial. È ideale per le televendite ma non per lo spot pubblicitario, anzi è un imbonitore, declama, anche l’ultimo dei portinai potrebbe inventarsi una pubblicità da affidare a Baudo, io non lo sceglierei mai per una mia campagna. L’altro, cioè Bonolis, si limita a fare quello che le aziende gli propongono, recita Carosello come trent’anni fa».
Bocciati, rimandati a settembre. Ma ci sarà pure un argomento di riscatto, per esempio la competenza musicale.
«Baudo ha competenza? Non lo so, so invece che sfoggia competenza, si mette a recitare la scala delle note, in modo tronfio, non scherza affatto, fa sul serio. Bonolis non so nemmeno se conosca la musica».
E il carisma? La capacità di attirare al miele le api, gli ospiti?
«Baudo, ma dipende anche dai soldi a disposizione».
C’è anche l’astuzia politica, nella valigia.
«Baudo viaggia con venti corone in testa, ha criticato la Chiesa, la destra, la sinistra e ha comunicato che la Rai è la sola televisione italiana. È come Cossiga, mentre Bonolis è più furbo, accenna».
Ma l’età, alla fine, conta?
«Sì conta, ma non dimentichi quello che diceva Longanesi, siamo un popolo di buoni a nulla ma capaci di tutto».