Il pirata dei cieli che non si ferma mai

O'Leary, numero uno della compagnia low cost Ryanair, resiste alla crisi e attacca i big europei: "Con il petrolio a questi prezzi saremo uno dei pochi a chiudere in pareggio, se non in utile"

Milano - Sembra quasi una presa in giro: mentre 12mila italiani possessori di biglietti Ryanair rischiano di essere lasciati a terra perché «rei» di averli comprati su siti diversi da quello della compagnia, il suo amministratore delegato (anzi, di più: vero deus ex machina) Michael O’Leary, considerato uno dei manager europei di maggior successo, parlerà a Trento, il 27 agosto, chiudendo la quarta edizione di «Vedrò, l’Italia al futuro», il «pensatoio» che ha tra i promotori Enrico Letta e Giulia Buongiorno. Illustrerà gli scenari che nei prossimi anni dovrà affrontare il trasporto aereo, e la sua presenza sarà, come sempre, occasione di qualche fuoco d’artificio. Ryanair, regina europea delle low cost, cavalca da anni un’espansione turbolenta che ne fa la spina di tutte le compagnie tradizionali; oggi è la seconda compagnia in Italia, dopo Alitalia, per numero di passeggeri da e per la Penisola. Ma deve fare anche i conti con un contenzioso crescente: con l’Ue, con l’Enac, con compagnie concorrenti, con personaggi «rubati» per la pubblicità.

O’Leary non ha peli sulla lingua, sa che niente fa più audience di una provocazione. Ryanair si fa pubblicità con trovate d’attualità, sfruttando, via via, il dito alzato di Umberto Bossi, i rifiuti di Napoli, il matrimonio di Sarkozy con Carla Bruni, i guai con le tasse di Valentino Rossi. Quattro anni fa, senza il minimo fair play, applicò su alcuni aerei la scritta «Arrivederci Alitalia!»; Alitalia c’è ancora, ma la scritta resta di sconcertante attualità. «Non abbiamo agenzie, abbiamo un gruppo di lavoro interno che crea gli slogan in un’ora», spiegano a Dublino. La pubblicità è solo un sassolino tirato nello stagno, perché a fare cassa di risonanza poi provvede tutto il tam tam del media. Il marketing Ryanair lo conosce bene: quando, nel 1986, fu aperto l’ufficio prenotazioni della compagnia nuova di zecca, il primo giorno, per stimolare la domanda, vennero pagate persone perché facessero finta di stare in fila.

O’Leary, classe 1961, approdato a una Ryanair quasi fallimentare nel 1988 dopo esperienze come commercialista e come titolare di un’edicola, ha imparato «il mestiere» dall’inventore delle low cost, l’avvocato texano Herb Kelleher, fondatore di Southwest. Era il 1971, quasi 40 anni fa, e da 26 anni la compagnia americana fa ininterrottamente utili. Southwest reclutò le prime hostess con l’annuncio «cercasi sosia di Raquel Welch», le addobbò con stivaloni in vinile e hot pants arancione, e finì su tutti i giornali. Kelleher faceva il buffone, lanciando dichiarazioni allucinanti per farsi pubblicità. O’Leary, degno allievo, all’apertura della base di Roma, a Ciampino, si presentò vestito da antico romano. Poche settimane fa, in una conferenza stampa a Berlino, parlando dei futuri voli transoceanici, dichiarò amabilmente che in prima classe ci saranno «bed and blowjobs», letto e sesso orale, e accorgendosi che l’imbarazzata interprete sorvolava il particolare, chiese più esplicito: «Qual è il tedesco per blowjob?». Silenzio. «Non c’è una parola tedesca per blowjob? Terribile vita sessuale in Germania!». Il filmato, ovviamente, è finito su YouTube.

Il successo di Ryanair è fatto di molti ingredienti, dai risparmi più esasperati, a un’offerta che mira a far viaggiare in aereo anche chi prima si spostava solo in torpedone, ai contributi delle città che vogliono incrementare i flussi di visitatori. Oggi si è messo di traverso il prezzo del petrolio che, una volta superati i 130 dollari, ha costretto la compagnia a rivedere le previsioni di profitto, annunciando la messa a terra di aerei e il rischio di chiudere il 2008 in perdita. Ma poi il prezzo del carburante ha invertito rotta e O’Leary è tornato ottimista: «Saremo una delle poche compagnie che andranno in pari, se non addirittura in un piccolo profitto», ha detto mercoledì. Fa parte del business rilanciare nei momenti avversi: dopo l’11 settembre, quando tutti mettevano «a prato» porzioni di flotta, Ryanair ordinò 100 Boeing 737 in un colpo solo, spuntando prezzi stracciati. Dopo l’attentato nella metropolitana di Londra, nel 2005, regalò centomila biglietti per la capitale britannica, finendo - anche allora - nel vortice delle polemiche per lo slogan «Londra torna a combattere» sotto una foto di Churchill. Questo forte senso dell’azzardo O’Leary lo deve aver preso da suo padre, che «metteva in piedi aziende che andavano benissimo nei primi anni, per poi fallire. Quando fallivano, vendeva la casa e quando faceva soldi ne comprava un’altra».