Pirateria su internet Adesso è caccia anche a chi scarica

Bergamo, denunciate 11 persone: sei erano semplici navigatori che si appropriavano di file musicali e video protetti da diritto d’autore

da Bergamo

Sembrava tutto lecito sul Web, dopo l’ultima sentenza della Cassazione che annullava le condanne per gli studenti del Politecnico di Torino. Ma scaricare musica da internet è sempre vietato e se stanno accorgendo anche gli utenti, semplici fruitori della rete che sono finiti nel mirino del nucleo di polizia tributaria di Bergamo, che ha concluso una vasta operazione contro la pirateria musicale informatica. Sotto accusa sono finiti cinque hub, cioè luoghi di incontro in cui scambiarsi materiale, i gestori dell’attività e anche, un po’ a sorpresa, sei dei navigatori che sfruttavano il sistema di condivisione; oltre a tutto il materiale sequestrato - computer, file musicali e cinematografici - tra Lombardia, Piemonte e Lazio. Il network, che sfruttava le linee Fastweb, aveva il nome di «Discotequezone» e coinvolgeva migliaia di utenti.
Le indagini sono state coordinate dalla Procura della repubblica di Brescia. Nel corso dell’operazione sono stati individuati alcuni «grandi uploader» (così vengono definiti coloro i quali mettono a disposizione degli altri membri della comunità virtuale enormi quantità di byte di contenuti di vario genere) e sequestrati 5 server che permettevano la messa in condivisione di milioni di brani tramite la piattaforma P2P (peer to peer) Direct Connect, uno dei programmi che consente la creazione di link, i collegamenti tra utenti che, muniti di un nickname (il nome in codice) e una password di accesso, si registrano segnalando i file da condividere.
Migliaia di utenti potevano dunque accedere alla rete illegale, mettendo in comune, oltre ai brani musicali, anche altro materiale tutelato dal diritto d’autore, come film e software. Le fiamme gialle hanno sequestrato 16 personal computer, 27 hard disc rimovibili, circa 1000 tra cd e dvd masterizzati, decine di migliaia di Mp3 e film recentissimi, illecitamente riprodotti. E la sentenza della Cassazione? Per Luca Vespignani, della Federazione contro la pirateria musicale, i supremi giudici si riferivano a fatti accaduti nel 1999, prima dell’attuale normativa sul diritto d’autore che, rimodellata tra il 2000 e il 2004, ha preso atto delle novità tecnologiche vietando appunto lo scambio di materiale protetto. Tre le tipologie di illecito previste, chi si limita a scaricare materiale vietato rischia 154 euro di contravvenzione. Fino a 2.000 euro invece la multa per chi scarica e condivide a titolo gratuito, oltre a un’altra sanzione pecuniaria pari al doppio del valore dell’opera diffusa e comunque non inferiore a 103 euro.
Per chi scarica e condivide a scopo di lucro si applicano invece le sanzioni previste per la pirateria musicale vera e propria, cioè la reclusione fino a 4 anni, una multa fino a 15mila euro e la sanzione amministrativa non inferiore a 103 euro.
Per finire, una curiosità: gli incalliti del P2P sostengono che l’individuazione diventi più facile attraverso la rete Fastweb, la fibra ottica consentirebbe di seguire più facilmente le tracce di chi fa «download» abusivi.