«Pirati» all’arrembaggio dei relitti

(...) i secondi non si sono nascosti più di tanto, forti di una regione burocratica e commerciale che non guarda in faccia al dolore, neppure quello che ci arriva dagli occhi di quei bambini salvati dalla scuole dei borghi distrutti e che oggi vivono questi giorni con l'angoscia di chi non può spiegarsi la situazione. Non ci hanno pensato due volte a presentare la fattura alla famiglia di una delle vittime quando i figli sono andati a ritirare gli effetti personali della madre rimasti sull'auto travolta e distrutta della piena: «Sarebbero 130 euro per il recupero del rottame...».
Ora il titolare dell'azienda recuperi si scusa dicendo che non sapeva che era l'auto di una delle vittime (se fosse stata di uno di quei superstiti che ha perso tutto, cosa sarebbe cambiato?). Ora Europ Assistance, l’azienda del carro attrezzi, si dissocia «categoricamente» dalle iniziative degli operatori che intervengono per il recupero, sostenendo che «tali operatori agiscono a titolo personale e non per conto dell’azienda». Non è chiaro se qualche istituzione abbia autorizzato una ditta privata ad eseguire quei recuperi, certamente qualcuno con il potere di far entrare uomini e mezzi nell'area rossa l'ok lo deve avere dato, ma resta da chiedersi perché nessuno abbia avvisato che in simili casi forse il modo di agire deve essere diverso.
Ma il caso del conto presentato ai familiari delle vittima non è un qualcosa di unico ed isolato. Forse anche su questo la magistratura, rapida ad aprire un'inchiesta contro ignoti per capire le cause del disastro, dovrebbe mettere il naso. In mare non è diverso, infatti sin dai primi giorni vi è stata la caccia alle imbarcazioni disperse in mare, specialmente quelle più costose. Sono relitti e la legge indica che chi li ripesca ha diritto a chiedere un compenso sul valore dell'imbarcazione. Non ci hanno pensato troppo certi «pirati» che si sono lanciati all'inseguimento degli scafi più interessanti per poi contattare direttamente i proprietari. Tra questi personaggi e quelli che vendono le lattine di Coca Cola a 5 euro non c'è molta differenza. Ed anche qui le segnalazioni si sprecano.
Dopo gli speculatori ci sono gli sciacalli, meno ufficializzati, ma sempre attivi. Si dividono tra quelli in caccia di qualche buona occasione, magari tra i resti di un negozio, e tra quelli a caccia di emozioni o pruriginose curiosità. I primi, e ne sono stati fermati alcuni, hanno approfittato dell'occasione per tentare di riempirsi le tasche, magari anche presentandosi ai centri di raccolta spacciandosi per disastrati in cerca di viveri e aiuti. I secondi sono invece «sciacalli del dolore», li vedi con il cellulare in mano a fare foto alle auto distrutte, alle case devastate ed alla gente in ginocchio, vogliono andare a vedere i luoghi come se fosse un parco da visitare o un qualche reality show. Le forze dell'ordine hanno comunque organizzato squadre anti sciacallaggio che girano nei luoghi della tragedia mischiati ai soccorritori o agli alluvionati. Sempre con l’incubo delle nuove piogge. Ogni giorno le previsioni confermano l’arrivo della tremenda perturbazione da nove giorni che, secondo gli esperti, ha una configurazione classica «da alluvione». Dovrebbe essere più «pesante» sul ponente ligure, ma lo Spezzino è troppo indifeso anche per sopportare quantità d’acqua inferiori.