Pirati all’arrembaggio sulle rotte dell’oro nero

«Il mondo non ha mai visto qualcosa di simile. I pirati somali hanno vinto il jackpot», commenta Andrew Mwangura. Il coordinatore delle compagnie di navigazione dell’Est Africa non ha dubbi sul colpo grosso e senza precedenti del sequestro della super petroliera saudita di sabato scorso, la Sirius Star. Sembra che i sauditi stiano già trattando per un mega riscatto. E ieri i bucanieri somali hanno di nuovo beffato una ventina di navi da guerra della comunità internazionale abbordando un mercantile con bandiera di Hong Kong, ma gestito da una compagnia iraniana. L’ultimo sequestro è avvenuto nel Golfo di Aden fra le coste somale e lo Yemen. La Delight, trasportava 36mila tonnellate di farina nel porto di Bandar Abbas in Iran. La Sirius Star, invece, ha un carico di greggio di 100 milioni di dollari. La nave vale altri 150 milioni di dollari.
L’aspetto incredibile è che i pirati hanno intercettato la preda ad 850 chilometri a sud dalle coste somale, che nessuno pattugliava considerandole al di fuori del raggio di azione dei corsari. Per la sua stazza la Sirius Star non può passare per il canale di Suez. Stava facendo tranquillamente rotta verso il Capo di Buona speranza per circumnavigare l’Africa e dirigersi verso gli Stati Uniti. I pirati hanno realizzato il clamoroso abbordaggio utilizzando una nave appoggio in mezzo al mare, probabilmente nigeriana, sequestrata in precedenza. Grazie a sistemi di comunicazione satellitare è stata intercettata la rotta della super petroliera. Poi hanno lanciato i barchini, veloci e armati, dalla nave appoggio. La Sirius, a piena carico, navigava a pelo d’acqua e non deve essere stato difficile abbordarla. Se i razzi Rpg dei pirati colpivano la petroliera rischiavano di farla saltare in aria come un’enorme bomba molotov.
I 25 uomini di equipaggio presi in ostaggio e le stive piene di greggio rappresentano un deterrente per qualsiasi blitz militare. Non è escluso che il sequestro sia stato organizzato da una banda mista di pirati somali, nigeriani e yemeniti, che si divideranno il lauto bottino. La super petroliera è stata costretta a far rotta verso la regione semi autonoma del Puntland, a nord di Mogadiscio. Una nave così grande non riesce ad attraccare in porto, ma deve necessariamente gettare le ancore al largo. I pirati l’hanno portata davanti a Haradheere. Un ex villaggio di pescatori trasformato nella prima Tortuga somala, ma in seguito abbandonato per altre basi. Né la V flotta americana di stanza nel Bahrein, né la squadra navale della Nato, composta da unità da guerra italiane, inglesi e greche, né le navi russe e indiane sono riuscite ad intercettare i pirati. Tutt’al più hanno sventato qualche assalto, come ha fatto ieri una fregata tedesca allertata da un mercantile britannico. Il ministro degli Esteri saudita, principe Saud al Faisal ha rilasciato una dichiarazione di guerra: «La pirateria è contro tutti. Come il terrorismo è un male che va sradicato».
Con l’arrembaggio alla Sirius Star non solo il Golfo di Aden e la rotta per Suez sono insicure, ma pure il tragitto più lungo verso il Capo di Buona Speranza. Samuel Ciscuk, analista del Medio Oriente, parla chiaro: «Il sequestro della petroliera rappresenta una nuova minaccia per uno dei canali giugulari dell’economia mondiale. Teoricamente tutti i trasporti di greggio via mare dal Golfo Persico all’Occidente sono nel raggio d’azione di possibili attacchi dei pirati».
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