Dopo Pirati dei Caraibi 4, diamoci un taglio

Film curatissimo nei minimi dettagli. Ma è il trionfo del "già visto" e del commerciale. Johnny Depp: "Non sono stanco del mio personaggio, fra Peter Pan e Alice"

da Cannes

E se, con tutto il rispetto, si cominciasse a dire che, giunto alla quarta puntata, Pirati dei Caraibi ha rotto i (scelga il lettore cosa mettere al posto dei puntini) ...? Certo, è un kolossal per costi, tempi di lavorazione, tecnologia in 3D, con un cast stellare (Johnny Depp, Penélope Cruz, Joan McShane, Geoffrey Rush) e un regista, Rob Marshall, abbonato agli Oscar (Chicago, Memorie di una geisha, Nine). Certo, il décor dato dai paesaggi è splendido, le Hawaii, i Caraibi, Portorico, l’Old Royal Naval College di Greenwich, Knole House a Sevenoaks nel Kent, come i costumi, assolutamente fedeli all’epoca anche nei materiali, senza un velcro o una zip a tradirne la modernità; per meglio rendere le movenze di maliarde sirene marine si è addirittura ricorso a 22 atlete di nuoto sincronizzato già protagoniste delle Olimpiadi di Pechino del 2008...
E tuttavia, l’effetto noia è dietro l’angolo: la storia è diversa rispetto alle puntate precedenti, ma in fondo è sempre la stessa, il ritmo è talmente convulso che ogni dieci secondi cambia l’azione, la musica è assordante, Johnny Depp moltiplica a dismisura facce, smorfie, tic, sculettamenti, non si capisce mai bene chi insegua chi, chi cerchi cosa, da dove si parta, dove si arrivi... Presentato fuori concorso, con una Cannes tappezzata di manifesti pirateschi e un Johnny Depp oggetto di idolatria da parte dei giornalisti, tra foto, gridolini, urla, spintoni e mancamenti, Pirates of the Caribbean: On Stranger Tides è il trionfo del cinema commerciale made in Usa: è fatto per un pubblico più di giovani che di adulti, oppure di adulti eterni bambini, strizza l’occhio a chi stravede per gli effetti speciali, non lesina sul tempo (oltre due ore), è costruito come un’opera aperta e questa è la sua forza e insieme la sua debolezza, perché più che a un approfondimento dei caratteri tende a una loro tipicizzazione, alla riconoscibilità che si fa cliché.
A Cannes la produzione, ovvero la Walt Disney Pictures e Jerry Bruckheimer Films, è scesa in forze, schierando tutti gli attori principali più due esordienti (Astrid Berges-Frisbey e Sam Clafin), ma anche così non ha raggiunto il numero surreale toccato dall’Habemus Papam di Moretti... Secondo film fuori concorso, dopo Midnight in Paris di Woody Allen e prima di The Tree of Life di Terrence Malick che sarà invece in competizione, questo terzetto (quartetto, se si aggiunge Restless di Gus Van Sant presentato nella sezione del Certain Regard), mostra la duttilità straordinaria della cinematografia d’oltre oceano. Intrattenimento colto, intrattenimento popolare, film d’autore a costi contenuti, film d’autore a grande budget...
Naturalmente, Pirati dei Caraibi 4 è costruito intorno al Jack Sparrow di Johnny Depp, gli calza a pennello, è come una seconda natura. È più pura forma che contenuto, più maschera che sostanza, ma questi sono i rischi che si corrono quando si decide un’operazione all’insegna dello spettacolo senza nessuna complicazione. Depp vede così la sua creazione: «Ho sempre pensato al mio Jack come a una rock star del XVIII secolo, non mi sono mai posto il problema di cosa potesse essere o potesse pensare un pirata vero, mi interessava soprattutto l’azione e il look, il modo di muoversi e il modo di abbigliarsi. È un personaggio interessante anche per il suo coté fra Peter Pan e Alice nel Paese delle Meraviglie, quel misto di curiosità, fanciullezza, insolenza... È la quarta volta che lo faccio, e non mi ha ancora stancato. Il problema delle serie è che si finisce per farle per necessità o in mancanza di meglio: io ho la fortuna di non averne bisogno e di avere molti progetti per il futuro e questo fa sì che il riprendere in mano quel ruolo è sempre una scelta e mai una forzatura. Certo, la risposta finale poi la dà il pubblico. Per molti anni della mia carriera ho girato film rivelatisi poi un fiasco al botteghino; ancora pochi anni fa girai Rochester, un film su un poeta libertino inglese, che ritengo molto bello e che invece è stato visto da non più di sette spettatori e mezzo... Questo per dire che prima del responso in sala è difficile sapere se un film andrà bene oppure no. Quel che è certo è che sul set non ci siamo risparmiati. Né noi né la produzione».
Penélope Cruz interpreta Angelica, già amante tradita e abbandonata di Sparrow, imbrogliona e mentitrice, figlia del famigerato Barbanera. Ha girato il film mentre era incinta e la rotondità del viso un po’ la tradisce. Più che una piratessa, sembra una bella vivandiera.