Pirati somali, anche un bimbo di 3 anni fra i sequestrati

La storia di Chloe e Florent Lemacon, francesi
catturati martedì di fronte alle coste della Somalia insieme al loro figlio, Colin e a una coppia di amici che avevano imbarcato a Gibuti sullo yacth "Le Tanit". Le utorità francesi li avevano avvertiti, invano, dei rischi che correvano

Londra - C’è anche un bimbo di tre anni nelle mani dei pirati che colpiscono nel golfo di Aden: in fuga dai mali della società consumistica a bordo del loro veliero "Le Tanit", Chloe e Florent Lemacon sono stati catturati martedì di fronte alle coste della Somalia insieme al loro figlio, Colin. Il sequestro è l’ennesimo di una serie avvenuti nella regione. In Francia le autorità sono furiose con la coppia, che erano stati avvertiti ("in più di un’occasione", ha detto il ministro francese della Difesa, Herve Morin) dei rischi che correvano.

Durante uno scalo de "Le Tanit" a Gibuti, le autorità francesi avevano raccomandato alla coppia di rinunciare al progetto di navigare verso il Kenya. E anche un elicottero e un’imbarcazione francese avevano ripetuto lo stesso messaggio. "Hanno seguito una rotta in una zona in cui si sa che il rischio è molto grande", ha tuonato il ministro. Ma i Lemacon inseguivano un sogno: hanno abbandonato i rispettivi lavori (lui, ingegnere, lei rappresentante di vendita), rimesso in sesto un veliero vecchio di oltre trent’anni, e lo scorso anno si sono messi in viaggio: "Vogliamo fuggire la società consumistica e la sua routine", aveva spiegato Lemacon al quotidiano francese Ouest. "Non vogliamo che nostro figlio riceva l’educazione che impone il governo, vogliamo fare a meno della televisione e di tutto il superfluo per concentrarci sull’essenziale". Ed aggiungeva nel suo blog: "Il pericolo è senza dubbio cresciuto negli ultimi mesi, ma l’oceano rimane vasto: i pirati non devono distruggere il nostro sogno".

E così i Lemacon a Gibuti hanno anche caricato a bordo una coppia di amici, che li avrebbero dovuti aiutare a superare la Somalia. Adesso sono tutti nelle mani dei bucanieri. Le autorità francesi si preparano alla richiesta di riscatto, ma forse stanno già organizzando l’azione delle teste di cuoio che sono intervenuti in due occasioni lo scorso anno, per liberare altrettanti yacht francesi. "Ma ogni volta è più difficile", non si è nascosto un portavoce del ministero della Difesa, "perchè i pirati acquisiscono sempre più esperienza".