Pirelli, 2,4 miliardi per scalare la vetta

LondraSarà l'Europa, quella che oggi soffre la crisi dei debiti sovrani scontando un basso tasso di crescita del pil, l’area su cui Pirelli punta per rafforzare il proprio business. E lo fa focalizzandosi sul segmento premium, gli pneumatici di alta gamma, dove la società mira a ottenere nel 2015 la leadership mondiale. Il tutto senza dimenticare i Paesi ad alto tasso di crescita, che restano fondamentali nel business di Pirelli.
«Abbiamo deciso di focalizzarci sul mercato europeo - ha detto il presidente Marco Tronchetti Provera, nel corso della presentazione del business plan 2012-2014 a Londra - perché è il mercato più ricco del mondo nel segmento premium». La strategia è chiara: investire sui prodotti di alta gamma riducendo progressivamente il numero di prodotti con minori margini. Tronchetti Provera ha fornito target ambiziosi, ma credibili e superiori alle attese del mercato. Nel 2012 la Bicocca si attende ricavi per 6,7 miliardi di euro (+16%) con un Ebit margin di circa l’11-12%. Numeri destinati a crescere nel 2014, con ricavi per 7,7 miliardi di euro (tasso di crescita medio annuo del 10%) e con una redditività tra il 15-16%. I numeri - messi nero su bianco - riequilibrano la redditività del gruppo tra mercati maturi ed emergenti. A fine 2010, infatti, l’Ebit margin di Pirelli proveniva per meno del 20% dai Paesi in rapido sviluppo, per oltre il 50% dal Sudamerica e per meno del 30% dai mercati maturi, sostanzialmente Usa ed Europa. Nel 2014 la redditività sarà parificata: il 50% proverrà dai mercati maturi e la parte restante dagli altri Paesi. Una fiducia nel mercato europeo espressa a chiare lettere da Tronchetti Provera di fronte al parterre di analisti, nonostante proprio in quel frangente il mercato secondario attribuiva ai nostri titoli di Stato un rendimento superiore al 7%, con un nuovo record dello spread tra Btp e Bund.
Pensiamo che ci sarà un rallentamento - ha spiegato - ma crediamo anche di riprenderci perché ritengo che ci troviamo in una situazione migliore rispetto a un anno fa». Una fiducia non cieca, visto che in questo momento «la preoccupazione principale di tutti - ha aggiunto - è l’Europa». In ogni caso Pirelli ha messo a punto un piano B per tamponare l’emergenza nel caso in cui la crisi peggiorasse, agendo su più leve per mantenere la redditività. Le ipotesi sono un taglio del 20% degli investimenti, una riduzione del costo del lavoro e maggiori efficienze, stimate ora nel piano in circa 250 milioni.
Pirelli tra il 2011 e il 2105 conta di investire 2,4 miliardi (compreso le risorse per la Russia) rispetto agli 1,9 del precedente piano. Molta Europa nel nuovo piano Pirelli, ma senza trascurare i Paesi a rapido tasso di crescita che assicurano una redditività molto alta. La nascente joint venture in Russia porterà nelle casse di Pirelli ricavi, nel 2014, per 500 milioni, con una redditività del 14-15%, il Sudamerica ricavi per 2,5 miliardi e una redditività del 15-16%. La società lancerà anche un nuovo progetto in Indonesia, dove sarà realizzata una fabbrica per pneumatici da moto con un investimento di 90 milioni. Nel programmi, cospicui investimenti, tassi di crescita a doppia cifra ma senza trascurare la struttura finanziaria: l’indebitamento a fine 2015 è stimato in 600 milioni, con un rapporto debito/ebitda di 0,4 volte, tra i più bassi del settore industriale. Il tutto con una distibuzione dell’utile ipotizzata del 40%, per un monte dividendi complessivo di 800 milioni nell’arco del piano. In Borsa, alla chiusura, -0,08%.