Pirelli: l’uscita da Telecom infiamma il mercato

I titoli del gruppo milanese in rialzo del 6% L’ingresso delle banche resta l’unica ipotesi sul tappeto. La lotta contro il tempo

da Milano

Pirelli vola in Borsa: +6% oltre gli 80 centesimi per azione (durante la seduta il rialzo ha sfiorato il 10%). È il risultato del mandato del suo presidente, Marco Tronchetti Provera, a valutare tutte le opzioni possibili per la quota dell’80% detenuta in Olimpia, la cassaforte che custodisce il 18% di Telecom Italia, compresa quella della cessione.
Quest’ultima, conti alla mano, porterebbe nelle casse di Pirelli 3,5 miliardi al netto del debito di Olimpia. Un valore che, da solo, è pari a quasi 70 centesimi per azione Pirelli, sugli 80 della chiusura di ieri. Ecco perché il mercato apprezza. Al punto da aver sollevato un po’ anche le quotazioni di Telecom, che hanno chiuso con un pur timido rialzo dello 0,3% a 2,13 euro.
Resta da vedere se la scelta della Pirelli si rivelerà una posizione negoziale piuttosto che qualcosa di concreto. Di certo, finora, tutte le ultime opzioni strategiche che Tronchetti ha trovato per Telecom hanno incontrato forti opposizioni, soprattutto da parte della politica. Ora il tempo stringe, perché manca meno di un mese al 6 aprile, data ultima per presentare le liste dei consiglieri da sottoporre alla prossima assemblea. Ieri Tronchetti ha visto qualcuno dei possibili protagonisti in occasione del direttivo del patto di Mediobanca. Ma non sono emerse novità.
Da alcune fonti sembra che la soluzione di una cordata di banche, che ha ricevuto anche la benedizione di parti del governo, sarebbe pronta a rilevare la partecipazione di Pirelli. Ma non è così semplice. Sia perché Tronchetti non intende scendere sotto i 3 euro per azione Telecom, sia perché almeno una parte dei banchieri è tutt’altro che entusiasta a impegnarsi nel capitale della società.
Di certo non vogliono entrare senza avere un partner industriale a cui fare riferimento. Per quanto riguarda il solo prezzo, una possibile mediazione potrebbe essere quella di fissare un prezzo a 2,6-2,7 euro, ma con la previsione di un ritocco all’insù nel caso di buone performance del gruppo in futuro.
Difficile immaginare una soluzione diversa, dal momento che ogni approccio con gruppi di tlc stranieri non ha finora prodotto alcun risultato. In proposito, l’ad di Unicredito, Alessandro Profumo, ha ieri detto di non avere problemi con le «lingue»: «I clienti sono in Italia, l’importante è che gli operatori abbiano servizi di qualità e prezzi concorrenziali - ha detto Profumo -, dobbiamo sempre di più concepire le aziende come europee». Ma la sua posizione sembra, come spesso accade per questioni di mercato, abbastanza isolata.
Il fronte delle banche non pare comunque compatto su un intervento per Telecom. Le Fondazioni bancarie non sembrano interessate e comunque un investimento in una società come Telecom andrebbe confrontato con gli scopi statutari. Sembra invece più facilmente praticabile, per una maggiore apertura a un’ipotesi di questo tipo, l’idea di un intervento di Intesa-Sanpaolo e di Capitalia.
Nessuna novità, infine, sul fronte della fusione Mittel-Hopa, che potrebbe dare vita a un soggetto interessato e titolare del 3,7% del capitale di Telecom.