Il Pirellone sospende la convenzione alla clinica Santa Rita

Calma dopo la tempesta. C’è chi arriva a piedi, chi parcheggia sulle strisce gialle e chi scende dal 33, fermata Porpora-Ampère, un minuto da via Jommelli 17, il civico della clinica degli orrori. La gente continua a entrare, come se niente fosse. Però qualcosa è cambiato e per capirlo basta ascoltare i discorsi dei pazienti in attesa: la calma, in realtà, è solo apparente.
Ore 14, sala d’attesa nel reparto di oculistica. Un signore sulla settantina legge ad alta voce i titoli del giornale, attorno tutti in silenzio: è il momento di ascoltare. Poi comincia il «talk show» e allora non c’è persona che rinunci a dire la sua. «Devono buttare via la chiave della galera!», tuona una signora di mezza età. E ancora: «Ma si immagina la madre della ragazzina alla quale hanno asportato un seno per niente? Se fossi in lei andrei a strozzarli con le mie mani quei... ». Seduta vicino al marito c’è anche Maria, 75 anni portati bene se non fosse per qualche chiletto di troppo: «Qui in Santa Rita mi hanno fatto due operazioni all’anca: la prima è andata bene». E la seconda? «Guardi qui, mi tocca ancora usare la stampella, dopo sei mesi». Giuseppe, 57 anni ma già pensionato, racconta la sua esperienza mentre imbocca il corridoio, verso l’uscita: «Quando ho sentito la notizia ho avuto la conferma di un sospetto: lo scorso febbraio, dopo un ricovero di quattro giorni per l’asportazione di un diverticolo alla vescica ho chiesto un’ecografia di controllo». Il risultato? «Il diverticolo era ancora lì, integro come prima».
Piano terra, qualche stanza più in là. La signora Giorgia ammette: «Se non avessi avuto l’appuntamento già fissato da tempo, non sarei venuta qui a fare la risonanza. Passi quest’esame, ma le assicuro che se si fosse trattato di un’operazione non mi sarei mai presentata». Eppure ieri, a sentire gli infermieri del reparto di chirurgia, nessun paziente ha disdetto gli interventi prenotati.
Il marito di Angela è stato operato in mattinata per un’ernia inguinale e lei sorride: «È andato tutto bene, vede come è già in forma?». Dice di non aver avuto alcun dubbio, neppure l’altra sera guardando il telegiornale, perché Angela di una cosa è sicura: «Dopo questa bufera non possono permettersi più errori quindi questo è il momento migliore per farsi operare».
«Non è possibile che per colpa di quei farabutti tutto vada in malora - si sfoga un’infermiera fuori dall’accettazione, con gli occhi lucidi -. Sono qui da tre anni e ho sempre lavorato bene. Poi, come al solito, si fa di tutto per quei maledetti soldi». O per la fama, come suggerisce un paziente che attende il risultato delle sue analisi: «Quanti sono i casi che dopo tanto clamore si sgonfiano? La verità, mi creda, è una sola: ora conosciamo due giudici, che fino all'altro giorno erano del tutto sconosciuti».