Pirellone in stallo, la prossima mossa tocca a Cè

Ultimatum della Lega: se non sarà reintegrato, Abelli dovrà lasciare il Welfare

Marcello Chirico

Lunedì sera il premier Silvio Berlusconi - con una telefonata - aveva garantito alla coordinatrice azzurra Mariastella Gelmini che si sarebbe impegnato a trovare insieme a Umberto Bossi una soluzione al caso Cè. Mediazione diplomatica che già ieri mattina aveva sortito i primi effetti: i leghisti si sono presentati in aula consigliare senza il coltello tra i denti («siamo pronti a non votare il bilancio» aveva minacciato 24 ore prima proprio il Senatùr), ma disponibili sia a votare l’assestamento del bilancio regionale 2004, sia ad accogliere la proposta della maggioranza (e formulata ufficialmente dal capogruppo di Fi, Giulio Boscagli, come voleva la Lega) di rinviare il voto del Dprf 2005 - il documento di programmazione economico regionale - e del nuovo Piano Sanitario lombardo alla prossima settimana, tra le proteste dell’opposizione che ha parlato di «dittatura della maggioranza» e che, a questo punto, potrebbe anche decidere di far mancare il numero legale alle prossime sedute.
Entro martedì prossimo, giorno in cui è stato riconvocato il parlamentino lombardo, i partiti della Cdl dovrebbero quindi trovare la soluzione più opportuna per risolvere la querelle sull’assessore leghista «sospeso»: per giovedì è infatti programmato un nuovo vertice delle segreterie regionali, venerdì all’una è invece previsto un nuovo incontro tra Berlusconi e Bossi ad Arcore (al quale dovrebbero partecipare pure Formigoni e Cè, insieme ai rispettivi coordinatori) e in quella sede giungere ad un accordo definitivo.
Il Carroccio vorrebbe chiudere la partita col reintegro in giunta del proprio assessore, e per fare in modo che questo avvenga si sarebbe detto disponibile a predisporre una lettera sottoscritta dai vertici del partito e da Cè nella quale verrebbero chieste a Formigoni le scuse sui «toni» usati dal proprio assessore per evidenziare il proprio disaccordo sulle politiche sanitarie operate finora in Regione («è gestita attraverso logiche di potere», aveva dichiarato testualmente Cè ai media), ma non sui «contenuti» delle parole usate da Cè. Nel caso in cui non fosse possibile però riconfermare il proprio assessore, la Lega chiederebbe la testa del loro peggiore nemico, vale a dire quella dell’assessore al Welfare e braccio destro di Formigoni, Giarcarlo Abelli.
Richieste di questo tipo difficilmente verrebbero accolte da Formigoni e Forza Italia, da qui l’esigenza di sfruttare i prossimi giorni per studiare una soluzione congiunta che vada bene per tutti. L’impressione è che, alla fine, Cè potrebbe anche venir «riabilitato», a condizione però che lui o il partito in sua vece condannino a tutto tondo parole e opere dell’assessore «sospeso» e non avanzino altre richieste, altrimenti il banco potrebbe saltare per davvero (ma continua a non essere questa la volontà sia della Lega che degli altri componenti della maggioranza). Da ieri però il caso Cè non è più «una questione personale» ma un «caso politico». E il primo ad ammetterlo è stato proprio il Governatore Roberto Formigoni al termine della mattinata consiliare di ieri, ma si è detto anche sicuro che «verrà risolto». «Certo - ha ammesso - avrei preferito che tutto potesse andare secondo il calendario stabilito, ma il rinvio non incide sostanzialmente, poiché non c’è urgenza assoluta di approvare gli altri documenti economico-finanziari, che verranno approvati la prossima settimana»
Pure la coordinatrice Gelmini parla di «caso politico», che «va oltre» la semplice sostituzione di Cè, e proprio per questo auspica che «prevalga la ragionevolezza a risolverlo in modo serio e responsabile».