Pirlo-Cassano-Balotelli un trio che viene da lontano

I simboli di questa nazionale come Rivera-Mazzola-Riva in Messico Corsi e ricorsi stilistici, dall’Italia di Meazza a quella di Bruno Conti

Dici Balotelli e l’anagramma è Altobelli. Sarà un caso? Forse una felice coincidenza. Per ora premia Balotelli, un giorno si vedrà. Parla Tarcisio Burgnich, indimenticabile roccia dell’Inter e della nazionale, e racconta che questo Pirlo gli ricorda il Rivera del Messico. E in Cassano ha rivisto la classe di Sandro Mazzola. Lui può dirlo, perchè se ne intende. Anche se i vecchi suiveurs potrebbero restarne male e tacciarlo di eccesso di generosità.

Invece Flora Gandolfi, la signora Herrera, moglie di Helenio, al secolo HH, uno che avrebbe dato la birra a Mourinho nella verve polemica, sostiene che suo marito amava Suarez(«gli piacevano le certezze assolute») e oggi si sarebbe rifatto a Pirlo. Niente male: Pirlo come Suarez o come Rivera. Comunque cada, cade bene. E con due palloni d’oro. C’è solo l’imbarazzo della scelta. Ma eccolo il segreto di questa nazionale: rilancia il paragone con il passato. Con certo passato, quello più nobile e decisamente affascinante. La travolgente prepotenza di Balotelli ci riavvicina a Giggirriva, se Pirlo ricorda Rivera e Cassano ha la classe di Mazzola siamo a Messico ’70: una delle storie più emozionanti dell’Italia calcistica. Ma certo, qualcuno potrebbe riportarci alla squadra mondiale nel 1934 eppoi nel 1938. Rivedere Cassano nel guizzare fantastico di Peppin Meazza. Balotelli nell’esplosività di Silvio Piola e Pirlo nel valore della mezzala di allora che si chiamava Giovanni Ferrari, uno che ha un record di otto scudetti vinti con tre squadre diverse (Ambrosiana-Inter, Juve, Bologna) com’è riuscito a pochi.

In realtà le nazionali nostre hanno sempre cercato e trovato la qualità. Ma non tutte sono riuscite a miscelare così bene prepotenza atletica, raffinatezza calcistica e genialità. Il presidente del Manchester City ha detto che Balotelli è come la Gioconda, senza prezzo: bella da guardare. Ma Balotelli ha tempo per diventare un pezzo da museo. Oggi Supermario non è un nuovo italiano, come nella maldestra definizione di Prandelli, ma uno della specie destinata a farci sognare. L’Italia del Messico ’70 andò a sbattere contro un Brasile stellare, qui c’è da abbattere la stella della Spagna. Ma gli ingredienti ci sono: Balotelli come Riva, Pirlo come Rivera, Cassano come Mazzola che aveva dribbling e serpentina devastante e quindi non ha nulla da invidiare a Fantantonio. Semmai il contrario. Lasciando perdere l’intelligenza globale di Sandro rispetto ala genialità ad intermittenza di Cassano.

Ma poi è proprio vero che Pirlo e Rivera possono far pari? Burgnich avrà rivisto qualche verticalizzazione di Rivera, d’accordo, ma quello che venne definito il golden boy sapeva fare qualcosa di meglio, è stato uno dei più grandi giocatori italiani e nel mondo: assolutamente più immediato nel lancio, ed anche più efficace nella finta. Rivera vedeva l’azione con una frazione di secondo prima di tutti, Pirlo ogni tanto perde l’attimo. Pirlo è più bravo nel tirare punizioni, Rivera sapeva andare in gol con più facilità. Rivera era un leader a tutto campo, Pirlo un leader in mezzo al campo. Pirlo ha migliori doti da mezzofondista, Rivera preferiva soprattutto far correre la palla.

Il paragone fra il golden boy primo pallone d’oro italiano e quello che lo vorrebbe vincere, trascina più lontano rispetto a quello fra Balotelli e Riva, perchè uno è stato grande davvero e l’altro deve diventarlo, o quello fra Mazzola e Cassano perchè Fantantonio ha disperso troppo talento. Ma l’idea porta a cercare in ogni nazionale. E così nel 1968 c’erano Mazzola-Rivera e Prati (ala sinistra e centravanti forza, ardore e colpo di testa), nel 1978 c’era Bettega (vedi Balotelli), c’era Causio (vedi Cassano) ma mancava un Pirlo o un Rivera. Nel 1982 ci siamo goduti la nazionale più avvincente dopo quella del 1970 e dell’anteguerra. Un Bruno Conti mai più avuto (Cassano è più annacquato), Antognoni simil Pirlo (ma più avanzato) e Altobelli così fuscello fisicamente ma col prepotente senso del gol. E se l’anagramma ha un significato....

Poi ci sono stati i Baggio e i Donadoni, i Totti e i Del Piero con Bobo Vieri, e la nazionale del 2006 un po’ anomala rispetto al passato: c’era Pirlo, c’erano Totti e Del Piero, ma c’erano pure Luca Toni e Gilardino. Non dimenticate che siamo partiti da Meazza e Gigi Riva. Ecco perchè questa volta ci sembra un’Italia più vera. Non solo Balotelliana.