Pirlo: «Sogno un gol alla Rivera lo aspetto da quando ero bambino»

Buffon e l’incubo rigori: «Peccato manchi Frings, era l’unico che conoscevo». Materazzi: «Se non arriviamo in finale, la nostra impresa resterà incompiuta»

Marcello Di Dio

nostro inviato a Dortmund

«Non ci sarà Frings? Pensate che fortuna, era l’unico del quale conoscevo il modo di tirare i rigori». Gigi Buffon scherza, non sembra nemmeno che oggi dovrà affrontare una partita chiave della sua carriera. «Non sarà così solo per me, ma anche per gli altri miei compagni e per i giocatori della Germania». Tra i quali mancherà Frings. «La decisione che la Fifa ha adottato non è stata richiesta da noi – dice ancora il portiere azzurro – se l’hanno sanzionato significa che dovevano farlo». La squalifica del centrocampista tedesco è il tema principale in zona mista. «Mi dispiace, ma per noi sarà un piccolo vantaggio», commenta sornione Totti, che sarebbe stato marcato proprio dal giocatore del Werder Brema. Materazzi invece è mentalmente vicino al calciatore della Germania. «Non è una cosa bella per lui non esserci, uno sin da bambino sogna di giocare una partita così. E siccome è un grandissimo calciatore, meritava di essere in campo. Ma abbiamo la coscienza a posto, ha deciso tutto la Fifa». Del Piero parla proprio del mancato intervento della federazione italiana sulla questione. «Alla fine tutto è sotto gli occhi di tutti, l’Italia ha fatto la cosa giusta, era una mossa delicata. Vedendo i sostituti che hanno i tedeschi, non credo che avranno problemi a rimpiazzare Frings. Borowski, ad esempio, che era entrato nel secondo tempo contro l’Argentina e ha cambiato la partita».
La sostituzione di Frings sarà un problema di Klinsmann. Gli azzurri devono solo pensare a completare la scalata verso la finale di Berlino. E Buffon immagina come potrebbe essere la semifinale già intrisa di storia e tradizione. «Credo che sarà una partita equilibrata, maschia, nella quale ci saranno molti scontri fisici, ma che magari sarà decisa da campioni. Speriamo che sia uno dei nostri. La pressione? Un minimo c’è, ma molti di noi sono giocatori abituati a grandi partite e a stadi pieni. In fondo il fattore stadio ce l’aspettavamo così, non pensavamo fosse il contrario». E a chi gli chiede se anche lui – come ha fatto il collega tedesco Lehmann nel quarto con l’Argentina - scriverà dei bigliettini con i nomi e le caratteristiche di ciascun rigorista avversario, sorride e risponde: «Molte volte è il destino che è protagonista nei tiri dal dischetto. Certo un po’ devi documentarti su come tirano gli avversari e io l’ho fatto». Lui, i rigori vorrebbe evitarli, come ha detto alla vigilia del match con l’Ucraina visto che ancora vive la sindrome di Manchester e di quella finale di Champions persa con il Milan proprio dal dischetto. Gli altri azzurri ai rigori non ci pensano affatto. Pirlo fa invece un sogno ad occhi aperti: «Sogno un gol alla Rivera come nel ’70, così potrò entrare nella storia. Una semifinale mondiale è un’occasione che si aspetta da quando sei bambino. Come mi preparerò? Facendo le solite cose, ovvero guardando la tv e giocando al computer. Il segreto per vincerla? Avere tutto: cuore, testa, gambe e coraggio». Materazzi rientra e sarà titolare in difesa nella partita più delicata. «La pressione ci sarebbe stata comunque anche se avessimo giocato in Italia. Metzelder ha detto che sarà come essere in un vulcano? Beh, anche in Italia di vulcani ce ne sono tanti. L’Italia è una nazionale che nel corso di quest’esperienza è stata sempre concentrata, speriamo che lo sia anche stavolta. Se andrà bene, sarà ancora più bello. Siamo orgogliosi di essere arrivati fin qua nonostante le difficoltà prima del mondiale. È importante essere già fra le prime quattro al mondo, ma a questo punto se non arriviamo alla finale qualcosa mancherà. Loro hanno degli ottimi attaccanti, sono molto bravi a inserirsi: Klose è uno che quando sente l’aria del Mondiale diventa più forte di quanto già è, ma anche Podolski è pericoloso. Noi abbiamo più campioni di loro? L’Italia ha ottimi giocatori, ma anche loro non sono da meno. Due aggettivi sulla serata che mi aspetto? Bella e vittoriosa».
Del Piero, in questo stadio, diventò Pinturicchio: accadde il 13 settembre 1995, quando infilò il suo primo gol a girare sotto l’angolino su punizione. La Juventus vinse 3-1 iniziando la sua cavalcata verso l’ultima Champions della sua storia; l’avvocato Agnelli coniò il soprannome che poi Alex si porterà dietro per un po’ di tempo. Oggi pensa a chiarire il discorso fatto prima di Italia-Ucraina quando si travestì da altri. Un discorso che, lo ha precisato ieri, non era personale ma piuttosto una tesi generale. «Io l’altra volta volevo dire che ognuno è al meglio nel proprio ruolo. Io ho detto di sì nella partita con l'Australia perché sono entusiasta di giocare. E quello che ho fatto in campo lo ha dimostrato». E si dice «eccitato» anche solo all’ipotesi di scendere in campo, scherzando sul suo impiego in un ruolo più che in un altro: «Che vi devo dire - dice indicando Gigi Buffon che passa dietro di lui - in porta siamo ben coperti». Totti risponde invece con ironia ad alcuni fumetti tedeschi che hanno ironizzato sulla moglie Ilary. «Gli piacerebbe...», la sua replica, riferita al fatto che loro una come la Blasi non ce l’hanno.