Pirlo: «Troppe partite, accorciamo la serie A»

nostro inviato a Tbilisi

Nel caldo umido di Tbilisi (27 gradi all’arrivo, scirocco e invito dell’ambasciatore Fabrizio Romano per la colazione di oggi) evaporano le piccole polemiche che scaldano a dovere il club Italia nel giorno santificato al lungo e faticoso trasferimento. Oddo e De Rossi, laziale e romanista, a nome dei tifosi romani riuniti per una volta sotto lo stesso cielo, rintuzzano le sciabolate di Gigi Buffon destinate ai fischi e ai cori confezionati su misura per Del Piero e Camoranesi. «Le curve militarizzate sono quelle del campionato, sabato scorso c’era un altro popolo, un altro tipo di tifosi e il clima non era ostile» è la loro risposta in coro, in perfetta sintonia, da condividere e sottoscrivere. Ci fossero sempre nottate serene come quella ultima di Roma, con le famiglie dentro lo stadio e i bambini della porta accanto vestiti d’azzurro e col tricolore tra le mani. È una questione di punti di vista, come si capisce. E anche di sensibilità, probabilmente. Sentirsi tutte le domeniche, pardon tutti i sabati, giorno diverso per la serie B, nel centro del mirino delle beffe e degli striscioni, beh non dev’essere piacevole. E sotto le insegne azzurre dei campioni ancora meno. Eppure Fabio Cannavaro, che è il capitano e che adesso a Madrid è in grado di scoprire l’altra faccia della medaglia («in Spagna c’è rispetto per gli avversari, meno veleni e sospetti»), condivide la denuncia di Buffon e si tiene alla larga, difendendosi con ampi sorrisi, dalle polemiche su Inter e Telecom. Gli risulterebbe facile facile restituire qualche coltellata nella schiena e invece no, sorride e prende tempo. «Vediamo come finisce» suggerisce in attesa di chissà quali altri particolari. Su un argomento ha invece idee chiare e lingua sciolta. Si tratta del gioco della Nazionale. «Non si può pretendere calcio champagne e risultati eccellenti» sostiene come per ricordare che anche lo spettacolo offerto al mondiale non è stato poi così raffinato. Nei suoi panni di capitano all’estero, al massimo, Cannavaro è in grado di passare una notizia e di far sapere ai cronisti che Cassano s’aspettava d’essere convocato e non certo di restare a Madrid.
A Tbilisi, dove il tempo non è passato invano e la statua di Lenin in piazza della Libertà non è caduta per uno smottamento del terreno, l’ultimo rampollo del club Italia, Di Natale, dell’Udinese, oltre a ricevere i complimenti di Gigi Riva che stravede per lui, sta per raccogliere l’eredità di Alessandro Del Piero. «Io sono nato con Del Piero mito» ricorda il giovanotto che viaggia leggendo libri invece di torturare il dvd come fa il resto della compagnia o giocando a ramino come usano Donadoni e il suo vice Mario Bortolazzi, senza rispetto per i ruoli, vince il secondo e il primo rosica platealmente. Così mentre su Tbilisi scende la sera e salgono i brividi lungo la schiena di Andrea Pirlo, colpito da un clamoroso attacco di tracheite, ecco l’altro lamento proveniente dalla Nazionale che non vuole saperne più di viaggi e di partite, di sequenze da esaurimento nervoso. «Io capisco Ancelotti se sabato sera a Genova non dovesse farmi giocare» avanza Pirlo che è uno solitamente molto schivo e molto prudente e qui invece parla a ruota libera e punta il dito sulle autentiche riforme da realizzare nel calcio di casa nostra. «Bisogna ridurre il numero delle società in serie A, campionato a 16 e via se vogliamo tornare a contare in Europa con i club e anche con la Nazionale» è il suo progetto che trova lungo la rotta Roma-Tbilisi convinte adesioni, in numero maggiore rispetto a quelle relative agli sconti delle pene. La rinuncia a Pirlo, domani sera a Tbilisi, è un lusso che la Nazionale di Donadoni a caccia di altri punti e di altro credito, non si può permettere. Anche se nel frattempo, avvertito, il Milan si fa sentire al telefono prima con i medici del club Italia e poi con lo stesso Donadoni costretto, nel caso di un peggioramento delle condizioni, a tenerlo sotto le coperte.