La piromane chiama la Mangiagalli: «Attenti, brucerà ancora qualcosa»

Una donna. Forse reduce da un aborto, disperata e senza alcun punto di riferimento. Forse semplicemente squilibrata. Sarebbe questo l’«identikit» della piromane che, nella notte tra sabato e domenica e servendosi di un accendino, ha appiccato due piccoli incendi all’istituto ostetrico-ginecologico «Luigi Mangiagalli» di via della Commenda. Obbligando la direzione sanitaria a spostare di piano 80 degenti tra mamme e bebè per alcune ore, a sporgere denuncia contro ignoti e ad aprire un’inchiesta interna. Quasi sicuramente la stessa donna che domenica, intorno alle 19, ha telefonato al centralino del Policlinico sussurrando minacciosa «Succederà ancora qualcosa nel puerperio...» per poi riattaccare. Il puerperio del Policlinico altro non è che la clinica Mangiagalli visto che l’ospedale Maggiore non ha un reparto maternità e, correttamente, si dovrebbe parlare di «presidio ospedaliero Policlinico-Mangiagalli». Così i carabinieri del nucleo investigativo che si occupano delle indagini, hanno controllato nuovamente tutto il secondo piano della clinica, naturalmente dopo essersi assicurati che le madri e i loro bambini fossero stati trasferiti, sempre provvisoriamente, nel nido. Risultato? Nessun ritrovamento. Al punto che i militari, timorosi di eventuali mitomani, hanno pensato bene di non divulgare l’accaduto. Che di fatto considerano una sorta di rivendicazione dei due principi d’incendio. «Il primo passo falso della piromane. Aspettiamo il secondo».
Intanto tutti i circa 4.000 dipendenti dei padiglioni ospedalieri del Policlinico, tra via Pace e via Francesco Sforza, sono stati allertati a tenere gli occhi bene aperti e a segnalare qualsiasi anomalia.
«Lo ripeto: questa è una città, abbiamo tra gli 8.000 e i 9.000 visitatori al giorno - sottolinea Basilio Tiso, direttore sanitario del presidio “Policlinico-Mangiagalli” - e non possiamo certo fermare l’attività dei vari padiglioni anche se è stato messo in atto un ben preciso piano di emergenza. Ad esempio abbiamo bloccato tutti gli ascensori e adesso sono 40 telecamere che funzionano a pieno regime anziché le solite 30. Alla Mangiagalli ci sono 4 vigilantes in più e grande aiuto ci arriva anche dai nostri 20 portieri che, uniti alla vigilanza notturna interna ed esterna e ai numerosi carabinieri in borghese che girano nel nostro istituto, hanno permesso di aumentare notevolmente il livello di guardia. Naturalmente speriamo che si abbassino i toni perché non desideriamo che si scatenino gli sciacalli, creando un impedimento alle indagini dei carabinieri. Comunque abbiamo voluto diffondere un comunicato stampa per spiegare l’accaduto affinché i parenti delle mamme e dei bimbi che sono ricoverati qui possano stare tranquilli: questa notte (l’altra notte, ndr) le pazienti hanno dormito tranquille, si sono sentite protette. Secondo noi la responsabile verrà rintracciata».
Alcuni investigatori ci fanno notare che la «Mangiagalli» non è solo l’ospedale dei bimbi sani e della felicità per lo sbocciare di una nuova vita. «Purtroppo ci sono bambini nati con gravi malformazioni, donne costrette, per vari motivi, ad abortire. Alla vicina clinica “De Marchi” sono tanti i bambini e i ragazzi ricoverati per malattie incurabili...Forse c’è una madre che ha perso la testa. Una donna che, in qualche modo, desidera farla pagare a chi è stato più fortunato di lei...Chissà». L’analisi dei filmati delle telecamere funzionanti nelle ultime 12 ore prima e durante i roghi appiccati nella notte tra sabato e domenica potrebbe aver già fornito una soluzione concreta a tutte queste ipotesi.