Pirrone, l’arbitro cancellato da una pallina

Ascoltato per tre ore ieri da Borrelli, ai carabinieri aveva detto: «Mi sono dimesso dopo aver denunciato certe anomalie nei sorteggi»

È il primo «superteste» a raccontare la sua verità sul calcio sporco al «giudice del pallone» Francesco Saverio Borrelli, che ieri ha voluto sentirlo. L’ex arbitro di serie A e B Riccardo Pirrone, che abbandonò il fischietto in seguito a una lite con un collega, già a inizio maggio aveva denunciato irregolarità nei sorteggi e, in generale, anomalie del mondo arbitrale. «Mi hanno chiamato per collaborare, ho dato una mano a persone che stanno facendo qualcosa di epocale», così ha detto dopo tre ore di interrogatorio nella sede della federcalcio a Roma. «Sono stato quello che si è dimesso denunciando alcune cose. Certo che mi hanno chiesto dei designatori, è stato un colloquio sereno, anche perché io non entro in alcun titolo nella vicenda».
Ecco invece quanto il siciliano ha riferito nel suo recente interrogatorio ai carabinieri. «(...)Sono approdato alla Can di “A” e “B” nel ’98/99. A quel tempo era commissariata dal presidente dell’Aia Gonella dopo la fallimentare gestione di Fabio Baldas. In quel periodo era stato istituito, proprio per non ricreare i sospetti che avevano contraddistinto la stagione precedente, il sorteggio integrale diviso in sole due categorie: serie A e serie B; tutti gli arbitri appartenenti a ciascuna categoria potevano essere sorteggiati per dirigere qualsiasi partita, senza fasce e con preclusioni legate esclusivamente alla residenza dell’arbitro (...). Dopo l’anno di commissariamento della Can, venne introdotta, dopo non poche polemiche, la figura del doppio designatore che, a detta dei giornali, avrebbe soddisfatto tutto il sistema calcio. Infatti dal campionato 1999/2000 vennero istituite le cosiddette “griglie” che tanto stanno facendo discutere. Come designatori ufficiali furono nominati gli ex arbitri Bergamo e Pairetto che io non conoscevo personalmente (...)».
«(...)Con la frase “non sono stato messo nelle condizioni di poter emergere” intendo dire che con l’arrivo dei due nuovi designatori io sono stato totalmente emarginato, a differenza di altri colleghi che invece hanno ottenuto maggiori gratificazioni dai due commissari. Proprio in ragione di tale emarginazione decisi nell’estate 2001 di ritirarmi dall’attività (...)».
I militari chiedono a Pirrone se nutra dubbi sull’affidabilità e genuinità delle operazioni di sorteggio condotte dal duo Pairetto e Bergamo. «(...) Rispondo che sì, le operazioni di sorteggio per come avvenivano non apparivano totalmente affidabili. In particolare ciò che io ho più volte notato era il fatto che una o più palline, quando venivano inserite facendole cadere nell’urna trasparente, si aprivano e dalla pallina aperta fuoriusciva il biglietto (...). Il fatto che tale evento non si verificasse di rado ma che avvenisse con notevole frequenza era indubbiamente indicativo del fatto che tale «anomalia» era posta in essere appositamente con la finalità di individuare e mantenere il controllo di quella determinata pallina una volta che la stessa era stata riposizionata all’interno dell’urna. Ciò che rafforzava la mia sensazione era dato dal fatto che anche altri colleghi avevano evidenziato tale circostanza con smorfie ironiche al verificarsi dell’“evento apertura pallina” (...). Uno sguardo particolare o una smorfia ironica scambiata fra colleghi arbitri lasciavano intendere pienamente che in tanti avevano capito la funzione della anomalia che ripetutamente si verificava (...). Ancora più importante a mio parere è il fatto che i bussolotti che contenevano i biglietti relativi alle partite non si aprivano mai, e che le palline che con frequenza si aprivano erano sempre quelle contenenti i nomi degli arbitri, nonostante il meccanismo di introduzione delle palline nell’urna fosse lo stesso (...). Il sorteggio prevedeva che venisse estratta prima la pallina relativa alla partita e poi la pallina relativa all’arbitro da abbinare. Viene da sé che, una volta estratta una partita d’interesse, il designatore poteva, avendola già individuata, estrarre la pallina contenente il nome dell’arbitro che intendeva abbinare (...). I bussolotti venivano preparati prima del sorteggio dai due designatori unitamente alla signora Fazi Mariagrazia all’interno della segreteria della Can (...). Chi provvedeva a ciò poteva evitare di incastrare con forza le due parti del bussolotto rendendo più facile l’eventuale apertura della pallina (...)».
«Il sistema di “garanzie” di cui ho già parlato era da me riferito al potere assoluto esercitato dai due designatori nei confronti dei singoli arbitri, potere che permetteva loro di decidere le sorti nel bene o nel male di ciascun arbitro con assoluta discrezionalità». Qualche esempio? Perrone non ha dubbi: «(...) Il caso più eclatante che mi viene in mente riguarda l’avvicendamento di Tarcisio Serena di Bassano del Grappa che nella stagione 2000-2001, a seguito dei risultati raggiunti nella stagione precedente, nella corso della quale era stato considerato tra i migliori dagli stessi designatori Bergamo e Pairetto, partiva come candidato numero uno per la qualifica di arbitro internazionale e che a fine anno invece non venne confermato e dovette abbandonare la carriera. I designatori motivarono tale esclusione facendo riferimento a motivi tecnici ma la mia sensazione fu quella che Serena era stato escluso perché uscito dalle grazie dei due designatori».