Pisanu contro l’ex prefetto «Una scelta fuoriluogo»

«Non ha avuto alcuna sensibilità istituzionale, lo giudicheranno i milanesi»

Chiara Campo

«Fuoriluogo». Una parola, secca, con cui il ministro dell’Interno Giuseppe Pisanu riassume cosa pensa della candidatura di Bruno Ferrante alla poltrona di sindaco per il centrosinistra. L’aggettivo dice tutto, ma il ministro argomenta la perplessità di fronte alla scelta dell’ex prefetto spiegando che avrebbe «capito di più una scelta diversa, ma candidarsi come uomo di parte nella stessa città dove si è svolto lungamente per conto dello Stato un ruolo super partes mi sembra fuoriluogo». Si tratta, prosegue, «di una questione di sensibilità istituzionale, sulla quale giudicheranno i milanesi, e quel giudizio mi andrà bene». Del successore di Ferrante a palazzo Diotti, Gian Valerio Lombardi, sottolinea che «è un prefetto di grande esperienza, sarà all’altezza della situazione». Il ministro Pisanu, che ieri al palazzo delle Stelline ha partecipato a un convegno su «Immigrazione e sicurezza: visione locale e nazionale», ha preso posizione su casi - come la scuola islamica di via Quaranta e l’occupazione abusiva in via Lecco da parte di oltre 200 africani -, che di recente hanno messo in discussione il rapporto tra cittadini e immigrati.
«Mi sono opposto al tentativo di mantenere aperta la scuola - spiega il ministro - perché sono contrario ai ghetti culturali, come poteva essere quello di via Quaranta, dove si volevano rinchiudere i ragazzi nelle loro identità e contrapporli alle nostre». Con i musulmani «bisogna creare dialogo e integrazione. È giusto che coltivino i loro valori culturali e religiosi, ma nel rispetto delle nostre leggi, altrimenti tornino a casa loro». Sul caso di via Lecco, Pisanu ricorda che «bisogna tener presente che si tratta di persone già tutte individuate dalle forze dell’ordine e in regola con il permesso di soggiorno. Sono titolari di diritto d’asilo o di protezione umanitaria, ciò significa che hanno titoli internazionali per rimanere nel nostro Paese. Il problema del loro temporaneo alloggio nello stabile occupato abusivamente deve essere affrontato con calma, tenendo conto anche che la magistratura è stata investita del compito dal proprietario dello stabile, e si sta occupando del problema».
Secondo i dati dell’Osservatorio regionale per l’integrazione e la multietnicità, gli immigrati presenti in Lombardia al primo luglio 2005 erano quasi 680mila, pari a circa il 25% del totale italiano, ma a questi si aggiungono circa 130mila clandestini. «Se guardiamo alla realtà senza distorsioni ideologiche - sostiene il governatore Roberto Formigoni - ci rendiamo conto che il primo problema è una cultura e un’educazione all’altezza delle sfide. La presenza degli immigrati è una grande risorsa. Diciamo no ai modelli speculari di assimilazione e multiculturalismo, ad un modello assistenziale o in cui l’immigrazione sia solo una questione di ordine pubblico. Lavoriamo invece per un nuovo modello di convivenza basato su un patto per il bene comune». Accoglienza e sicurezza sono per Formigoni «le due facce di una stessa medaglia». Occorre «dialogo continuo con le comunità islamiche moderate, come per la questione di via Quaranta» accanto però a «una ferma opera di repressione degli elementi a rischio, come l’espulsione degli imam pericolosi».