Pisanu: L’identità cristiana nasce dai «meticciamenti»

Adalberto Signore

nostro inviato a Rimini

Dobbiamo continuare a credere nella forza paziente del dialogo, nel sentiero profetico di Isaia, il sentiero della pace». Dallo stesso palcoscenico dove domenica scorsa il presidente del Senato Marcello Pera aveva invocato “l’identità occidentale” e criticato duramente “relativismo e multiculturalismo”, il ministro dell’Interno Giuseppe Pisanu preferisce prendere un’altra strada. E incassa sì gli applausi della platea di Cielle, ma non il boato del suo predecessore. «Tenendo ferma la mano armata della prevenzione», Pisanu si appella alla cooperazione e alla «comprensione reciproca». Così, già prima di arrivare al Meeting di Rimini, in un’intervista all’Espresso Pisanu fa sapere che il decreto per l’istituzione della Consulta Islamica al Viminale «è pronto per la firma». «L’estremismo – spiega il ministro dell’Interno – si deve combattere a due mani: una armata contro i terroristi, l’altra tesa verso i musulmani pacifici. È così che vincerà la società aperta». Parole che scatenano la dura reazione della Lega, prima per bocca del capogruppo alla Camera Andrea Gibelli e poi con Roberto Calderoli. «Manifesto la mia contrarietà a questa scelta – dice il ministro delle Riforme e coordinatore delle segreterie del Carroccio – perché vuol dire istituzionalizzare come interlocutori quelli che nessuno è in grado di riconoscere come tali».
Nonostante l’altolà della Lega, però, la linea di Pisanu non sembra spostarsi di una virgola. E incassa pure il plauso del vicepresidente della Commissione Ue Franco Frattini («un ottimo progetto»), convinto che «la nostra identità europea, che comprende le radici cristiane, va affermata con l’intransigenza nel dialogo». «Altrimenti – spiega il commissario europeo alla Giustizia – veniamo meno ai nostri principi». Ben più decisa la posizione di Pisanu, che si sofferma su molti dei temi trattati domenica da Pera e ne prende le distanze. Così, secondo il ministro dell’Interno, «il fondamentalismo è questione interna all’Islam e il terrorismo non è fenomeno religioso ma politico». «Gli obiettivi che persegue – spiega il titolare del Viminale – sono tutti dentro il mondo islamico e vanno dalla monarchia in Marocco alla democrazia in Turchia». E ancora: i terroristi «raccolgono consenso in Islam perché soddisfano la domanda identitaria», ma è un consenso che «non significa adesione». «Questo – aggiunge – vale pure per i 18 milioni di immigrati islamici: il 95% di loro non frequenta le moschee ed è venuto da noi a cercare pane e lavoro». Ma Pisanu non si limita a dare genericamente un’accezione negativa alla «domanda identitaria» e spiega che «identità, cultura e civiltà islamica non vanno confusi con il fondamentalismo, altrimenti assecondiamo lo scontro di civiltà e facciamo il gioco di Bin Laden». Poi lancia un messaggio inequivocabile: «Quando si usa il paradigma identitario si sa dove si comincia ma non dove si finisce. L’identità è frutto di culture in continua evoluzione, se Pietro e Paolo non avessero attraversato il Mediterraneo e non si fossero contaminati con i gentili per diffondere il loro messaggio, a quest’ora il Cristianesimo sarebbe solo una religione locale». Insomma, «l’identità cristiana, specialmente quella europea, nasce da contaminazioni di altre identità». «Da meticciamenti - aggiunge con enfasi e con un chiaro riferimento all’intervento di Pera - molteplici, continui e successivi». Pisanu non dimentica il relativismo («che a volte serve a negare il pluralismo»), cita Benedetto XVI («un grande Papa europeo») ed elogia gli sforzi di «democratizzazione» di Arabia Saudita, Irak e Giordania. Siamo a buon punto, spiega, perché Al Qaida ha «subìto colpi durissimi e ormai somiglia più a un cartello della droga che a un partito rivoluzionario». Ma - è la sua sintesi - «non facciamoci intrappolare dalla metafisica dell’identità e del relativismo».