Pisanu: l’intesa con la Lega va rinegoziata

La stoccata all’Udc: destabilizzare la Cdl è una risposta debole

Fabrizio de Feo

nostro inviato a Todi (Perugia)

Giuseppe Pisanu interrompe un lungo silenzio iniziato all'indomani delle Politiche. E a Todi, ospite di Ferdinando Adornato e della fondazione Liberal, affila le armi verbali e lancia un messaggio deciso agli alleati e in particolare alla Lega: un invito a definire l'identità di un'opposizione «dura e senza sconti» ma anche capace di opporre tesi forti alle iniziative del governo. Prima di iniziare il suo intervento, l'ex ministro dell'Interno fa una premessa: «Ho preparato questi appunti dopo un lungo e approfondito colloquio con Berlusconi». È il modo per far capire che il suo non è un affondo isolato ma un ragionamento condiviso dal leader del partito. «Ritengo che la destabilizzazione della Cdl e il rinvio sine die del partito unico dei moderati siano due risposte deboli e sbagliate alla duplice sconfitta politica». È la prima stoccata. Ma Pisanu rilancia subito invitando tutti i dirigenti politici presenti a «guardare in faccia la realtà». «Il voto referendario ha bocciato la devolution, e cioè l'elemento fondamentale dell'accordo politico fra i tre partiti nazionali della Cdl e la Lega nord» dice l'esponente azzurro. «Lo stesso voto ha confermato che la questione settentrionale c'è ma è più complessa di quanto non appaia ed è solo in parte una questione di regole e istituzioni: stando così le cose, è chiaro che l'intesa con la Lega Nord è quasi tutta da rinegoziare». L'ex ministro dell'Interno «dubita» che l'alleanza con il Carroccio si possa ridiscutere «sulla strada delle riforme istituzionali». In primo luogo, spiega, «perché quella strada è invasa dalle macerie» della bocciatura del referendum. Poi perché il centrosinistra considera la vittoria del no come un divieto a toccare la Costituzione.
«In ogni caso - continua - se governo e maggioranza sono davvero interessati a rilanciare le riforme istituzionali lo facciano nelle sedi opportune avanzando proposte politicamente chiare sul metodo e sui contenuti, perché a proposte magnanime possiamo fin d'ora assicurare risposte generose». Pisanu, senza citarlo esplicitamente, bacchetta l'Udc colpevole di «mettere in discussione la Cdl». E invita tutti a «ristabilire l'unità operativa della coalizione e, per quelli che ancora ci credono, ad avvicinare la prospettiva del partito unico dei moderati italiani».
Il suo intervento si conclude con un durissimo attacco contro la maggioranza colpevole di aver «monopolizzato» le cariche istituzionali e di essersi «arroccata in se stessa»: «Un trionfo senza precedenti per il manuale Cencelli». Il passaggio più rilevante dal punto di vista politico è, però, quello riguardante i rapporti con la Lega. Una puntura di spillo che Roberto Calderoli liquida con una battuta. «Quello che posso dire è che su questo punto, sulla necessità di trovare un nuovo accordo, ci stanno già lavorando Bossi e Berlusconi. Forse è meglio che Pisanu lasci stare e faccia fare il lavoro a loro due». Cauto anche il giudizio di Maurizio Gasparri. «Ciò che mi ha colpito del suo intervento è il forte appello a un rinnovato impegno verso il partito unitario. Quanto alla Lega, Pisanu con loro non ha mai avuto particolari rapporti ma anche lui è consapevole che il Carroccio è uno dei capisaldi della Cdl e che è e sarà nostra alleata». Sullo sfondo dei vari interventi c'è, però, uno spettro che agita i pensieri dei dirigenti di Forza Italia: l'eterno ritorno del centro. «O i partiti firmano un dignitoso armistizio rinunciando ad alzare bandiere in cui nessuno più si riconosce, o altrimenti finirà per prevalere proprio quel centro che non è una terra di mezzo, ma è una palude del trasformismo, vecchio ed endemico vizio del nostro Paese» attacca Sandro Bondi.
E se Giuseppe Gargani invita Silvio Berlusconi a sciogliere Forza Italia per creare un soggetto politico ispirato al popolarismo europeo e radicato sul territorio, Enrico La Loggia definisce «valido» il progetto di una federazione tra Forza Italia e Lega nord, ma chiede che ad esso venga affiancata un'analoga iniziativa per il Sud, attraverso il collegamento con le forze autonomiste. Altro tema ricorrente è quello della necessità di tenere alta la guardia dell'opposizione per passare al contrattacco in ogni occasione utile. Fabrizio Cicchitto chiede, ad esempio, una consultazione permanente a livello dei gruppi parlamentari e dei partiti. Renato Brunetta ricorre a un'immagine forte: «L'unico modo per fare opposizione è quello dell'occhio per occhio, dente per dente. Bisogna fare alla sinistra-centro ciò che lei ha fatto a noi per cinque anni. Chi fa il soccorso bianco ne risponderà ai suoi elettori».