Pisanu lancia l’allarme: «Rischio eversione sulla protesta anti Tav»

Il ministro dell’Interno: «Miscela esplosiva». Monito sul terrorismo: «Si temono attentati alle Olimpiadi 2006, impiegheremo 9mila agenti»

Fabrizio de Feo

da Roma

«In Val di Susa c’è oggi una miscela preoccupante di legittima protesta popolare, speculazione politica e intrusioni eversive che rischia di esplodere da un giorno all’altro». Giuseppe Pisanu, prima alla Camera e poi in una conferenza stampa a Palazzo Chigi, esce allo scoperto e lancia l’allarme sulle manifestazioni anti-Tav, invitando i responsabili delle forze dell’ordine a tenere alta la guardia. Un monito che fa il paio con quello che il ministro dell’Interno lancia sul terrorismo e sul rischio-Olimpiadi, un evento che rischia seriamente di suscitare «grande interesse» negli strateghi di Al Qaida e delle altre formazioni terroristiche.
Terrorismo, Italia a rischio
A poco più di tre mesi dagli attentati di Londra e Sharm el Sheikh e dopo le azioni terroristiche che hanno colpito Amman, il livello di rischio per l’Italia rimane alto. «Dobbiamo continuare a ritenere possibile un attentato nel nostro Paese», dice Pisanu alla Camera, anche «se, ad oggi, non si colgono segnali certi di attività preparatorie, la sicurezza delle Olimpiadi Invernali di Torino assume un valore prioritario: la risonanza mondiale dell’evento e la sua coincidenza con la campagna elettorale possono, infatti, risultare di grande interesse per le organizzazioni terroristiche. Del resto - aggiunge il ministro - nella più recente storia dei Giochi olimpici i precedenti non mancano».
Sicurezza per le Olimpiadi
La macchina della sicurezza, comunque, è già partita. E il dispositivo che il Viminale sta mettendo a punto in vista dell’evento per prevenire possibili azioni terroristiche è di quelli imponenti. «Impiegheremo 9.000 operatori delle forze dell’ordine, l’apertura di una Centrale operativa olimpica collegata con le 21 sale operative e l’attivazione di un centro di Informazione sulle Olimpiadi, in stretto rapporto con le Polizie e i servizi di intelligence».
La minaccia di Al Qaida L’attacco all’Europa, secondo Pisanu, «sembra rimanere appannaggio di cellule endogene, cioè di gruppi autonomi che agiscono nelle aree urbane del continente per mettere a segno grandi attentati, scuotere l’opinione pubblica e condizionare gli orientamenti politici di fondo, come a Madrid e a Londra». L’obiettivo strategico di Al Qaida, osserva il titolare del Viminale, «rimane la creazione di un’unica grande nazione islamica. Perciò l’abbattimento di regimi islamici apostati (primi fra tutti la Giordania, l’Egitto e l’Arabia Saudita) rappresenta il passaggio ineludibile per giungere al califfato evocato da Bin Laden».
Allarme Tav
Il ministro dell’Interno a Palazzo Chigi affronta poi la questione delle proteste contro i cantieri della Tav. Si sofferma sul «preoccupante mix di proteste legittime ed eversive», aggiungendo però che «chi soffia sul fuoco della protesta, ignorando e contestando le giuste esortazioni del presidente Ciampi, si assume così facendo responsabilità gravissime».
I militanti assolti
Pisanu torna, poi, sul caso dei militanti islamici identificati da alcuni magistrati come «terroristi», da altri come «resistenti». A giudizio del ministro, le «notevoli disparità di valutazione» emerse «anche nell’ambito di una stessa vicenda giudiziaria» creano «non solo sconcerto nell’opinione pubblica» ma vengono interpretate «come un segnale di debolezza negli ambienti dell’islamismo radicale». Al riguardo il responsabile del Viminale ribadisce «la necessità di forme sempre più strette di autonomo coordinamento della magistratura capaci di maggiore coerenza nei confronti del terrorismo internazionale».
Misure antiterrorismo
Sull’applicazione delle nuove norme antiterrorismo Pisanu cita alcuni dati: i diciotto colloqui investigativi in carcere, che hanno avuto luogo principalmente nelle sedi delle Procure distrettuali. Ma anche l’assegnazione del nuovo permesso di soggiorno, rilasciato finora in 4 casi «ad altrettanti stranieri che hanno offerto la loro collaborazione agli organi investigativi». L’ultimo dato riguarda i «20 provvedimenti di espulsione per stranieri ritenuti pericolosi per l’ordine pubblico». Un bilancio che testimonia il buon avvio e la concreta attuazione del decreto antiterrorismo.