Pisanu molla Silvio e va tra gli amici del ribaltone

RomaIl suo nome è tornato alla ribalta con la morte di Francesco Cossiga, il suo «maestro» politico nella Dc. Ieri Beppe Pisanu era in prima fila, ai funerali del Presidente emerito.
Ma se i cronisti lo hanno marcato a uomo per tutto il giorno non è stato per estorcergli un ricordo di Cossiga o una rivelazione sui segreti del caso Moro (nel ’78 Pisanu era già attivissimo in politica, e capo della segreteria dello statista Dc), bensì per sapere come era andata la cena a Villa Certosa con il premier. Silvio Berlusconi lo ha convinto o no a non lasciarlo per Gianfranco Fini? «Per farmi cambiare idea ci vuole moltissimo», è stata la frase sibillina estorta dai giornalisti all’ex ministro dell’Interno, oggi presidente dell’Antimafia e senatore del Pdl dato però in rotta verso i finiani. Tutti ne hanno dedotto che il colloquio col premier non fosse andato bene.
Più tardi, lo stesso Pisanu ha voluto precisare che c’era stato «un evidente malinteso», e che nella sua frase sul mancato cambiamento di idee non aveva voluto fare «alcun riferimento al mio incontro con il presidente del Consiglio». Ma le fonti berlusconiane, ieri, confermavano la sensazione negativa sugli esiti del «recupero»: Pisanu «ci resta ostile, ha da tempo un accordo con Fini e difficilmente tornerà indietro», spiegano ai piani alti di Palazzo Madama. Senza contare che in Sardegna, da mesi, Pisanu sta dando non poco filo da torcere al traballante governo regionale di Ugo Cappellacci: anche di questo ha voluto parlare con lui Berlusconi, chiedendogli di contribuire al «piano di rilancio» della Regione e avvertendo che «ho intenzione di occuparmi personalmente della Sardegna». Un dirigente di primo piano del Pdl scuote la testa: «Pisanu? Da quando si è sentito escluso dal governo ce la ha giurata. E questo nonostante lo abbiamo votato a capo della commissione Antimafia, che non è certo poco per uno che sta in politica da trenta e passa anni e ha già avuto di tutto da Berlusconi: dal Viminale alla presidenza del gruppo di Forza Italia. Che vuole ancora?». Vorrebbe il ministero vacante di Scajola, dicono voci non confermate (e forse maligne) dal Pdl.
Di certo, come dimostra l’invito al desco del Cavaliere e il suo tentativo di riportare all’ovile l’anziano ex dc sardo, con questi chiari di luna nella maggioranza il ruolo del senatore Pisanu pesa eccome, per evitare di «fare la fine di Prodi», come paventa con comprensibile orrore Berlusconi. A Palazzo Madama, infatti, il pallottoliere della maggioranza è in bilico, dopo l’uscita del gruppo finiano dal Pdl. Sarebbe stato proprio Pisanu, raccontano i bene informati, ad aiutare i seguaci del presidente della Camera a raggiungere il quorum di dieci senatori, necessario a formare il gruppo parlamentare (ossia un soggetto che, in caso di crisi di governo, partecipa alle consultazioni del Quirinale). Barbara Contini, la ex governatrice di Nassirya, sarebbe stata da lui «sobillata e convinta» (dicono le malelingue del suo ex gruppo) a dare il proprio esiziale apporto a Futuro e libertà. E un altro senatore legato a Pisanu, il sardo Piergiorgio Massidda (deluso dalla mancata candidatura alla Provincia di Cagliari) sarebbe pronto a seguirlo in caso di rottura. Portando i numeri di Pdl e Lega in Senato a 160, contro i 159 di opposizione e finiani: numeri prodiani, appunto.
I conti che si fanno nella maggioranza riguardano l’oggi ma - soprattutto - il domani. Che succederebbe in caso di crisi? Pisanu ha già detto come la pensa in un’intervista di pochi giorni fa a Repubblica: ha definito «brutale e lacerante» il pronunciamento dell’ufficio di presidenza Pdl contro Fini, ha decantato come «una cosa nuova e positiva» l’asse tra l’ex leader di An e Casini, e ha avvertito: «Mi opporrei a elezioni anticipate», e «sono sicuro che la contrarietà alle elezioni anticipate sia molto più ampia di quanto non appaia, tanto nella società quanto nelle aule di Senato e Camera». A stretto giro di posta è arrivata la candidatura dello stesso Pisanu alla guida di un ipotetico «governo tecnico», da parte del finiano Carmelo Briguglio. Con applausi da Udc e Pd. Una prospettiva, sospettano in casa berlusconiana, che solletica non poco l’orgoglio del vecchio leone Dc.