Pisanu: «No alle scuole coraniche Gli islamici studino nelle nostre»

L’istituto milanese di via Quaranta dichiarato inagibile dal Comune

Chiara Campo

da Milano

«I bambini islamici devono andare nelle scuole statali e imparare l’italiano: non voglio ghetti, ma l’islam italiano». Non fa il nome della istituto illegale di via Quaranta a Milano, ma il ministro dell’Interno Giuseppe Pisanu si riferisce al caso bollente che sta scatenando anche una battaglia interna al centrosinistra su favorevoli e contrari. A giugno il Comune aveva compiuto un sopralluogo nell’istituto - un ex capannone industriale in cui dal 1991 studiano illegalmente centinaia di bambini ogni anno, principalmente egiziani - comunicando ai responsabili l’inagibilità dello stabile per motivi igienico-sanitari. Pochi giorni fa, la lettera è arrivata anche sul tavolo del provveditorato, riaprendo la polemica sulla chiusura della scuola. Le famiglie avevano intenzione di intraprendere un percorso per chiedere al ministero dell’Istruzione il riconoscimento della parificazione, ma il pugno duro delle istituzioni ora potrebbe interrompere questo cammino. «I bambini islamici - sostiene Pisanu - devono andare in scuole statali e imparare l’italiano, sono contrario a ogni forma di educazione parallela che servirebbe a ghettizzare il mondo islamico in Italia e a creare delle enclave». Sull’ipotesi di un’educazione islamica solo complementare a quella statale, il ministro dell’Interno abbozza un «vediamo», sostenendo che «oggi quel che abbiamo sono scuole messe su con una certa improvvisazione, di cui non conosciamo i programmi né l’identità dei docenti». Posizione confermata con fermezza anche dal ministro della Giustizia Roberto Castelli: «È incredibile - afferma - che ci sia gente che viene nel nostro Paese e pretende di non rispettare le leggi. Ci volevano le bombe per capire che le leggi vanno rispettate da tutti, mentre qualcuno del centrosinistra diceva che gli islamici possono fare qualunque cosa».
In vista dell’inizio dell’anno scolastico, lunedì prossimo, si cerca comunque una soluzione transitoria per i circa 500 bambini che avrebbero ricominciato le lezioni in via Quaranta, nonostante la minaccia del Comune che, per il terzo anno consecutivo, avrebbe denunciato le famiglie dei ragazzi. Il prefetto di Milano ha incontrato mercoledì l’assessore all’Educazione Bruno Simini e ieri il direttore scolastico regionale Mario Dutto per ragionare sulle possibili ipotesi, anche secondo le indicazioni espresse dal ministro Pisanu. Ma tenendo anche conto del breve tempo a disposizione. «La chiusura forzata di una scuola è sempre il segno di un fallimento - afferma Dutto - ma un istituto senza alcun tipo di riconoscimento non può esistere». E precisa che la domanda per l’avvio della parificazione, su cui il ministero non potrebbe comunque esprimersi prima della prossima primavera, «non è mai arrivata. Abbiamo ricevuto lo scorso marzo solo la richiesta di autorizzazione per una scuola straniera». La statale, ribadisce invece il direttore scolastico, «è pronta ad accogliere tutti e aperta al dialogo. Già adesso in Lombardia ci sono 19mila studenti arabi e musulmani e certo c'è spazio per altri».
La compattezza dell’Unione viene a mancare anche su un tema così delicato. Diversi rappresentanti del centrosinistra milanese si oppongono alla chiusura della scuola illegale, mentre il presidente della Provincia Filippo Penati prende le distanze e sostiene «l’esigenza di arrivare all’integrazione, ma attraverso le scuole statali e non quelle paritarie che in realtà favoriscono la separazione». Di tutt’altro parere il presidente cittadino della Margherita, Nando Dalla Chiesa, secondo cui «l’integrazione non può essere garantita da un provvedimento coatto, emanato a pochi giorni dall’inizio dell’anno scolastico». E sul caso interviene anche il cardinale Dionigi Tettamanzi: «Il problema non nasce oggi, decidere sull’emergenza - suggerisce - non è la cosa migliore».